Le frodi nel trasporto merci stanno assumendo un peso crescente nella gestione della sicurezza della supply chain. Furti d’identità, falsi trasportatori, phishing, doppia intermediazione, documenti contraffatti e deviazioni fraudolente delle consegne possono compromettere non soltanto il valore della merce, ma anche la continuità operativa e i rapporti tra committenti, spedizionieri e vettori.
I numeri disponibili restituiscono la dimensione del fenomeno. Il TAPA Intelligence System ha registrato quasi 160.000 reati legati al trasporto merci in 129 Paesi tra il 2022 e il 2024, con perdite complessive stimate in diversi miliardi di euro. Nei primi cinque mesi del 2024, TAPA EMEA aveva inoltre rilevato 5.777 episodi nell’area EMEA, circa 38 al giorno.
Una delle modalità più critiche è rappresentata dall’impersonificazione di operatori realmente esistenti. In Germania, la German Insurance Association (GDV) ha registrato 88 casi di falsi trasportatori nei primi sette mesi del 2025, già pari al numero rilevato nell’intero 2024. La GDV ha quantificato il danno medio in quasi 200.000 euro per episodio, per circa 18 milioni di euro complessivi nel periodo: in termini statistici, un carico completo scomparso ogni tre giorni.
Il meccanismo può partire dalla compromissione di un account email o dall’utilizzo di documenti e identità falsificate. Il criminale si presenta come trasportatore, intermediario o autista autorizzato, ottiene l’assegnazione del carico oppure si presenta al punto di ritiro prima del vettore effettivamente incaricato.
In altri casi viene creata una vera e propria azienda fantasma, apparentemente credibile e dotata di documentazione plausibile, che acquisisce la spedizione e scompare dopo il ritiro della merce.
Il phishing rappresenta uno dei principali punti di ingresso. Domini internet e indirizzi email molto simili a quelli di aziende reali possono essere utilizzati per acquisire credenziali, password, informazioni operative e dati finanziari.
Una volta ottenuto l’accesso ai sistemi, queste informazioni possono servire per impersonare un operatore logistico, modificare le istruzioni di una spedizione oppure falsificare documenti come le Proof of Delivery (PoD).
La frode può quindi estendersi ai pagamenti: documenti apparentemente regolari vengono utilizzati per giustificare fatture false o modificare le coordinate bancarie del beneficiario, con il rischio che il pagamento venga indirizzato verso conti controllati dai criminali.
Un’altra area di rischio riguarda il double brokering, cioè la riassegnazione di un trasporto a un ulteriore intermediario o vettore senza l’approvazione del committente.
Il subappalto non costituisce di per sé una pratica irregolare quando è autorizzato e gestito in modo trasparente. Il rischio emerge quando la catena di affidamento viene modificata senza che lo spedizioniere ne sia a conoscenza oppure quando un soggetto fraudolento si presenta come operatore legittimo per acquisire e successivamente sottrarre il carico.
Le conseguenze possono riguardare perdita di visibilità sulla spedizione, responsabilità poco chiare, problemi di conformità e contenziosi, oltre naturalmente al possibile furto della merce.
Le frodi possono verificarsi anche quando il trasporto è già in corso. Una richiesta apparentemente proveniente dal cliente può comunicare all’autista un nuovo indirizzo di consegna o una variazione del percorso.
Il luogo indicato può essere organizzato in modo da apparire credibile, con personale, abbigliamento e procedure simili a quelli di una normale struttura logistica. Una volta effettuato lo scarico, la merce diventa difficilmente recuperabile.
Per questo motivo, qualsiasi variazione di destinazione o di percorso richiede una verifica indipendente attraverso contatti già conosciuti e autorizzati, evitando di utilizzare esclusivamente recapiti ricevuti insieme alla richiesta sospetta.
La prevenzione delle frodi richiede l’integrazione di procedure organizzative, tecnologie e formazione del personale. Tra le misure più rilevanti rientrano la verifica preventiva di trasportatori e intermediari, il controllo di licenze, assicurazioni e riferimenti aziendali, l’autenticazione a più fattori per l’accesso ai sistemi e il monitoraggio delle spedizioni.
Anche i sistemi di Real-time Visibility possono contribuire a individuare deviazioni dal percorso, soste inattese o incongruenze rispetto alle istruzioni operative.
Sul piano organizzativo resta centrale il ruolo degli autisti e dei dispatcher. Identità dei referenti, documentazione, luogo di carico e scarico, eventuali modifiche della destinazione e richieste anomale devono essere verificati prima di procedere.
La crescita e la digitalizzazione delle relazioni tra committenti, spedizionieri, vettori e piattaforme rendono quindi la sicurezza un elemento sempre più integrato nella gestione quotidiana del trasporto merci. Il controllo dell’identità degli operatori e la tracciabilità delle modifiche operative diventano parte integrante dei processi di gestione del rischio lungo la supply chain.
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