Il forte aumento dei costi del carburante riporta l’autotrasporto italiano in una fase di forte tensione. Dopo i blocchi e le iniziative autonome partite dal Mezzogiorno, Unatras, il coordinamento delle principali associazioni dell’autotrasporto merci, ha prospettato la possibilità di un fermo nazionale dei servizi in assenza di risposte concrete da parte del Governo.
La mobilitazione ha interessato inizialmente la Puglia, mentre iniziative sono state organizzate anche in Calabria e Sicilia. Unatras ha collegato queste proteste a un malessere crescente delle imprese, alle prese con l’aumento del gasolio e con maggiori costi operativi difficili da assorbire.
Il quadro si è nel frattempo evoluto. Il calendario ufficiale degli scioperi del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti indica, dal 16 al 20 ottobre, un fermo regionale dei servizi di autotrasporto merci per conto terzi sia in Sicilia, promosso dal Comitato Trasporto Siciliano, sia in Calabria per le imprese aderenti a Fedralog Calabria.
Dopo la presa di posizione delle associazioni, il Governo ha riaperto il confronto con il settore. Un incontro con le rappresentanze dell’autotrasporto è stato fissato per martedì 27 ottobre alle 16 al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con la partecipazione prevista anche di rappresentanti della Presidenza del Consiglio, del Ministero dell’Economia e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Unatras considera la convocazione un primo segnale, ma chiede tempi certi sull’attuazione delle misure già previste. Il coordinamento sostiene, tra l’altro, che le imprese non abbiano ancora ricevuto i ristori legati al credito d’imposta sul gasolio, per il quale indica risorse stanziate per 434 milioni di euro, e segnala ritardi anche su altri interventi destinati al comparto.
La pressione sui bilanci delle aziende è confermata anche dalle organizzazioni territoriali. CNA Fermo stima che l’incremento del prezzo del carburante possa comportare per un’impresa con un solo mezzo pesante circa 2.000 euro di maggiori costi al mese, calcolando un aggravio di circa 100 euro per 20 giornate lavorative. L’associazione chiede inoltre meccanismi che consentano di adeguare i corrispettivi di trasporto alle variazioni del prezzo del gasolio.
Il confronto del 27 ottobre diventa quindi il passaggio centrale per verificare se le richieste delle imprese porteranno a nuovi interventi e se verrà evitata un’ulteriore estensione della mobilitazione. Per il sistema logistico, un eventuale fermo nazionale avrebbe conseguenze dirette sulla distribuzione delle merci e sulla continuità delle attività produttive.
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