Automatizzare un magazzino non significa semplicemente introdurre nuove tecnologie. Prima di valutare robot, AGV, sistemi automatici di stoccaggio, soluzioni di picking o nuovi software è necessario capire come funziona realmente l’organizzazione logistica.
L’audit logistico di magazzino serve proprio a questo: analizzare flussi, processi, spazi e prestazioni per individuare criticità e margini di miglioramento. Solo dopo questa analisi è possibile stabilire quali interventi siano davvero necessari e se l’automazione rappresenti la soluzione più adatta.
Un audit logistico è un’analisi strutturata delle attività di magazzino, basata sull’osservazione dei processi e sulla lettura dei dati.
• layout e utilizzo degli spazi;
• ricevimento e spedizione delle merci;
• stoccaggio e ubicazione dei prodotti;
• movimentazione interna;
• attività di picking;
• gestione delle scorte;
• sistemi informativi e WMS;
• produttività degli operatori;
• tempi di attraversamento;
• errori e livelli di servizio.
L’obiettivo è capire dove si generano inefficienze e quali interventi possono produrre miglioramenti concreti.
Un problema apparentemente semplice, infatti, può avere cause diverse. Tempi di picking elevati possono dipendere dal layout, dalla distribuzione degli articoli, dalla composizione degli ordini o dalle procedure operative. Allo stesso modo, la mancanza di spazio può essere legata non soltanto alla capacità del magazzino, ma anche alla rotazione delle scorte o alla gestione delle ubicazioni.
Un audit efficace combina osservazione sul campo, analisi dei dati e confronto con chi lavora quotidianamente nel magazzino.
La prima fase consiste nell’osservare direttamente le attività. Percorsi, aree di ricevimento e spedizione, stoccaggio, picking e movimentazione permettono di individuare colli di bottiglia, sovrapposizioni nei flussi e possibili inefficienze organizzative.
L’analisi qualitativa deve essere affiancata da dati misurabili. Tra le informazioni più utili possono rientrare:
• numero di ordini e righe d’ordine;
• volumi in entrata e uscita;
• giacenze;
• frequenze di prelievo;
• rotazione degli articoli;
• tempi operativi;
• errori;
• livelli di servizio.
I dati devono essere verificati e confrontati con l’esperienza dei responsabili e degli operatori, così da rappresentare correttamente l’attività reale del magazzino.
Una volta raccolte le informazioni, è possibile identificare i problemi più rilevanti e determinarne l’impatto sulle prestazioni. Le criticità possono riguardare il layout, l’organizzazione delle attività, le strutture, i sistemi informativi oppure la gestione delle scorte.
L’ultima fase consiste nel trasformare l’analisi in un piano operativo. Gli interventi possono riguardare la revisione del layout, nuove procedure, una diversa classificazione degli articoli, l’ottimizzazione del WMS oppure l’introduzione di sistemi automatici e semiautomatici.
Quali KPI analizzare nell’audit di magazzino
I KPI consentono di misurare le prestazioni e di confrontare situazioni diverse in modo oggettivo. Tra gli indicatori più utilizzati possono rientrare:
• capacità e saturazione dello spazio di stoccaggio;
• rotazione delle scorte;
• tempi di ricevimento e messa a dimora;
• produttività del picking;
• righe d’ordine preparate;
• tempo medio di evasione degli ordini;
• accuratezza dello stock;
• percentuale di errori di prelievo;
• picchi di movimentazione;
• livello di servizio.
Non esiste però un insieme di KPI valido per ogni magazzino. Gli indicatori devono essere scelti in base alle caratteristiche dell’attività e agli obiettivi aziendali. È soprattutto la lettura congiunta dei dati a permettere di individuare le aree dove intervenire con maggiore priorità.
L’audit assume un’importanza particolare quando l’azienda sta valutando un progetto di automazione del magazzino.
Robot, AGV, sistemi automatici di stoccaggio, tecnologie di picking e software possono migliorare produttività, controllo e continuità operativa. Per ottenere questi risultati devono però essere dimensionati sui flussi reali.
L’analisi può mostrare, per esempio, che il vero problema non è la mancanza di automazione ma un layout poco efficiente, una gestione delle ubicazioni non ottimale oppure una procedura di picking da rivedere. In altri casi può invece emergere l’opportunità di automatizzare una specifica fase, come lo stoccaggio, la movimentazione interna o la preparazione degli ordini.
La scelta non deve quindi partire dalla tecnologia, ma dal problema da risolvere.
Il risultato dell’audit deve trasformare dati e osservazioni in indicazioni operative. Il report finale dovrebbe evidenziare:
• principali criticità;
• cause dei problemi;
• opportunità di miglioramento;
• interventi possibili;
• priorità;
• investimenti necessari;
• risultati attesi.
Da questa analisi può nascere una vera e propria roadmap di miglioramento del magazzino, con interventi progressivi e coerenti con gli obiettivi aziendali. Il coinvolgimento di responsabili e operatori è inoltre importante per verificare la fattibilità delle soluzioni e accompagnare eventuali cambiamenti organizzativi o tecnologici.
L’audit logistico permette di capire quali processi funzionano, quali devono essere migliorati e dove conviene investire.
L’obiettivo non è automatizzare il più possibile, ma scegliere gli interventi capaci di aumentare realmente efficienza, produttività e qualità del servizio.
Per approfondire il tema dell’automazione è disponibile nell’area Risorse di Logisticamente il white paper “L’automazione in magazzino. Come scegliere la soluzione giusta?”, dedicato ai principali criteri da valutare nella progettazione di un percorso di automazione.
