Il mercato europeo dei veicoli pesanti sta accelerando verso l’elettrificazione, ma il cambiamento del parco circolante procede a un ritmo molto più lento. Nel primo semestre 2026 i camion elettrici a batteria hanno raggiunto il 4,8% delle nuove immatricolazioni nell’Unione europea, contro il 3,6% registrato dodici mesi prima.
Le immatricolazioni dei modelli elettrici sono aumentate del 47,7% su base annua, mentre il diesel continua a rappresentare il 92,1% dei nuovi camion immatricolati nell’UE. La crescita dell’elettrico resta inoltre concentrata soprattutto in Germania, Paesi Bassi e Francia, che insieme hanno raccolto il 74% delle immatricolazioni europee di camion a batteria nel semestre.
In Germania l’aumento ha raggiunto l’88,5%, nei Paesi Bassi il 44,5% e in Francia il 43,7%.
La distanza tra mercato del nuovo e flotta esistente emerge ancora più chiaramente osservando i mezzi già in circolazione. Nell’Unione europea operano circa 6,2 milioni di camion e, negli ultimi dati disponibili relativi al 2024, i veicoli elettrici a batteria rappresentavano appena lo 0,3% del totale.
A rallentare il ricambio contribuisce anche l’età del parco: i camion europei hanno in media circa 14 anni. Una vita operativa così lunga implica che l’aumento delle nuove immatricolazioni elettriche richiederà diversi anni prima di produrre un cambiamento significativo nella composizione complessiva della flotta.
Diesel, mezzi elettrici e altre tecnologie di propulsione continueranno quindi a convivere a lungo nel trasporto stradale europeo, mentre la penetrazione dei veicoli a batteria procederà insieme alla sostituzione dei mezzi più anziani.
La diffusione dei camion elettrici dipende anche dalla disponibilità di infrastrutture compatibili con le esigenze operative del trasporto pesante. Ad aprile 2026, in 21 Paesi europei risultavano operativi 373 siti dotati di infrastrutture di ricarica per veicoli pesanti, con 2.405 punti di ricarica e 1.225 stazioni.
Dei siti censiti, 278 erano strutture a uso misto, accessibili anche ad altre categorie di veicoli, mentre 95 erano riservati ai mezzi pesanti. Germania, Svezia, Paesi Bassi, Danimarca e Francia figuravano tra i mercati più sviluppati sul fronte della ricarica pubblica.
La distribuzione geografica delle infrastrutture presenta così una parziale sovrapposizione con quella delle nuove immatricolazioni: Germania, Paesi Bassi e Francia sono anche tra i principali mercati europei per i camion elettrici.
Per le imprese di autotrasporto, il numero delle colonnine costituisce soltanto una parte del problema. Nell’integrazione dei mezzi elettrici nelle flotte assumono rilievo anche la potenza disponibile, l’accessibilità delle stazioni agli autoarticolati, la vicinanza ai principali corridoi merci e la possibilità di ricaricare durante le pause degli autisti.
Un altro elemento riguarda i depositi. L’elettrificazione di flotte composte da più veicoli richiede connessioni alla rete elettrica capaci di sostenere contemporaneamente le potenze necessarie alla ricarica dei mezzi pesanti.
Parallelamente, alcuni operatori stanno ricorrendo anche a carburanti alternativi come HVO, bioLNG e bioCNG, utilizzati come percorsi intermedi di riduzione delle emissioni senza una sostituzione immediata dei mezzi esistenti. Nell’Europa centrale e orientale, tuttavia, costi più elevati e uno sviluppo infrastrutturale più lento incidono sulla diffusione delle soluzioni a minori emissioni.
Il quadro europeo mostra quindi una transizione a due velocità: le nuove immatricolazioni elettriche crescono rapidamente, mentre il ricambio della flotta richiederà tempi molto più lunghi. L’evoluzione dipenderà non soltanto dalla disponibilità dei camion a batteria, ma anche dallo sviluppo delle infrastrutture pubbliche, dalla capacità delle reti nei depositi e dalla sostenibilità operativa delle diverse tecnologie.
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