Questo sito richiede JavaScript per funzionare correttamente. Si prega di abilitare JavaScript nel browser e ricaricare la pagina.
Data center e intelligenza artificiale, cresce il confronto su energia e territorio
Dai consumi energetici al suolo: cresce il confronto sull’impatto dei data center


Logistica Sostenibile

Data center e intelligenza artificiale, cresce il confronto su energia e territorio

23 Luglio 2026 Data center e intelligenza artificiale, cresce il confronto su energia e territorio

La crescita dell’intelligenza artificiale sta accelerando lo sviluppo di data center sempre più grandi e potenti. Dietro servizi digitali, piattaforme cloud e applicazioni automatizzate si trova infatti un’infrastruttura fisica composta da edifici, reti elettriche, sistemi di raffreddamento, collegamenti in fibra e impianti di sicurezza.

L’espansione di queste strutture sta aprendo un confronto internazionale sul loro impatto in termini di consumo energetico, utilizzo dell’acqua, occupazione del suolo e ricadute sui territori.

Il caso di Quilicura in Cile

Uno dei territori al centro del dibattito è Quilicura, nella periferia settentrionale di Santiago del Cile. L’area, già interessata da un lungo processo di industrializzazione e da oltre un decennio di siccità, ospita diversi progetti legati ai grandi operatori tecnologici.

Il sociologo e attivista cileno Rodrigo Vallejos ha descritto il rischio che il Paese diventi un «magazzino di intelligenza artificiale per il mondo». Il Cile figura infatti, insieme a Brasile e Messico, tra i principali poli latinoamericani per la concentrazione di data center.

Vallejos richiama l’attenzione soprattutto sui consumi necessari per alimentare e raffreddare le infrastrutture. L’aumento della capacità di calcolo destinata all’intelligenza artificiale potrebbe determinare ulteriori ampliamenti degli impianti, con una maggiore richiesta di energia e risorse idriche.

La materialità delle infrastrutture digitali

Il cloud viene spesso associato a un modello immateriale, ma il funzionamento dei servizi digitali dipende da infrastrutture fisiche assimilabili, per dimensioni e fabbisogni, a veri e propri insediamenti industriali.

I data center richiedono continuità elettrica, ridondanza degli impianti, sistemi di climatizzazione, gruppi di emergenza, connessioni ad alta capacità e superfici adeguate. Una volta completata la costruzione, il numero di addetti permanenti può tuttavia essere limitato rispetto all’estensione e all’investimento complessivo.

Il confronto riguarda quindi anche il rapporto tra benefici economici, occupazione generata, incentivi pubblici e costi ambientali sostenuti dalle comunità locali.

I progetti italiani e la pressione sulla rete elettrica

Il tema interessa direttamente anche l’Italia, dove la maggior parte delle infrastrutture è concentrata in Lombardia. Tra i progetti citati nel dibattito figura il data center previsto nell’area ex Novaceta di Magenta, un intervento da 2,5 miliardi di euro distribuito su circa mezzo milione di metri quadrati.

Il complesso dovrebbe comprendere cinque edifici alti fino a 27 metri e, una volta operativo, impiegare stabilmente circa 130 persone. Le stime riportate per il progetto indicano consumi elettrici particolarmente elevati, tali da rendere centrale il tema della capacità della rete e della continuità di approvvigionamento.

Altri casi emersi a Bornasco, in provincia di Pavia, e ad Arcene, in provincia di Bergamo, hanno alimentato il confronto sull’utilizzo di aree agricole, industriali dismesse o destinate a servizi collettivi.

Richieste di connessione in forte aumento

I dati attribuiti a Terna e aggiornati a marzo 2026 mostrano una crescita delle richieste di connessione alla rete ad alta tensione presentate dai data center in Italia: dalle 5 richieste registrate nel 2019 alle 450 del 2026, per una potenza potenziale complessiva di 82 GW.

Proseguendo su questa traiettoria, il comparto potrebbe arrivare ad assorbire entro il 2035 una quota compresa tra il 7% e il 13% del consumo elettrico nazionale. Si tratta tuttavia di una potenza potenziale legata alle richieste presentate, non necessariamente corrispondente agli impianti che verranno effettivamente realizzati.

La crescita delle domande pone problemi di programmazione infrastrutturale simili a quelli già affrontati da altri settori energivori: disponibilità delle connessioni, localizzazione degli impianti, stabilità della rete e compatibilità con gli obiettivi di decarbonizzazione.

Regole, trasparenza e recupero delle risorse

Un ulteriore nodo riguarda la disponibilità pubblica dei dati sui consumi energetici e idrici. Le comunità locali e le associazioni ambientaliste chiedono maggiore trasparenza sugli impatti effettivi degli impianti, sulle emissioni generate e sulle modalità di raffreddamento adottate.

Nel dibattito rientra anche il recupero del calore prodotto dai server. L’energia termica potrebbe essere impiegata, in determinate condizioni, in reti di teleriscaldamento o attività industriali vicine, riducendo almeno in parte la dispersione nell’ambiente.

La crescita dell’intelligenza artificiale rende quindi i data center una componente sempre più rilevante della pianificazione industriale e territoriale. La loro localizzazione non riguarda soltanto il settore digitale, ma coinvolge reti energetiche, consumo di suolo, approvvigionamento idrico, urbanistica e continuità dei servizi essenziali.

Ricevi la newsletter gratuita per rimanere aggiornato sulle ultime novità del mondo della logistica





A proposito di Logistica Sostenibile