Questo sito richiede JavaScript per funzionare correttamente. Si prega di abilitare JavaScript nel browser e ricaricare la pagina.
Caldo estremo e logistica: il nodo delle tutele per chi lavora nei piazzali
Turni, DPI e pause contro il caldo: il nodo resta la logistica all’aperto


Non si può non sapere

Caldo estremo e logistica: il nodo delle tutele per chi lavora nei piazzali

3 Luglio 2026 Caldo estremo e logistica: il nodo delle tutele per chi lavora nei piazzali

Le temperature elevate stanno riportando al centro il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro esposti al calore, con effetti diretti anche sulla continuità operativa di industria e logistica. In Lombardia, l’ordinanza regionale firmata il 9 giugno dal presidente Attilio Fontana, in vigore fino al 23 settembre, prevede lo stop obbligatorio dalle 12.30 alle 16 nelle giornate di rischio alto per alcune attività all’aperto, in particolare edilizia, agricoltura e cave.

Il provvedimento non riguarda però tutti i contesti produttivi esposti a condizioni termiche critiche. Nelle acciaierie bresciane, ad esempio, il lavoro prosegue anche in ambienti dove le temperature possono raggiungere o superare i 40°C, soprattutto all’interno dei capannoni, dove il caldo esterno si somma a quello generato dai processi produttivi.

Le misure adottate nelle acciaierie

Nel comparto siderurgico, storicamente caratterizzato da una presenza sindacale più strutturata, diverse aziende hanno introdotto misure organizzative e tecniche per ridurre l’esposizione dei lavoratori al caldo. Tra gli interventi adottati rientrano l’anticipo dei turni mattutini, la concentrazione delle attività più pesanti nelle ore meno calde e l’aumento delle pause brevi in aree climatizzate o ombreggiate.

Sul piano tecnico, sono stati potenziati i sistemi di ricambio dell’aria con maxi ventilatori e flussi forzati nei capannoni, con l’obiettivo di ridurre la temperatura percepita e limitare il ristagno del calore. In alcuni casi vengono impiegati anche giubbotti refrigeranti, dispositivi di protezione individuale con inserti in gel in grado di mantenere una temperatura interna più bassa per alcune ore.

Un’acciaieria cittadina sta valutando anche la sperimentazione di gilet ventilati, dotati di ventole alimentate a batteria ricaricabile. Questi dispositivi aspirano aria esterna e la convogliano a contatto con il corpo, favorendo l’evaporazione del sudore. Restano centrali anche misure più tradizionali, come idratazione, sali minerali e rotazione delle mansioni più esposte.

Il punto critico: la logistica all’aperto

Il tema diventa particolarmente delicato nella logistica esterna agli stabilimenti. Magazzinieri, autisti e facchini che operano nei piazzali lavorano spesso sotto il sole diretto, in aree dove movimentazione merci, carico e scarico, attese e attività di supporto possono protrarsi nelle ore più calde.

La criticità riguarda soprattutto i contesti meno strutturati, con lavoratori in appalto, contratti precari o minore presenza sindacale. In questi casi, l’accesso a pause organizzate, aree ombreggiate, dispositivi di raffrescamento e rimodulazione dei turni può risultare meno uniforme rispetto ai grandi siti industriali.

Per la logistica, il caldo estremo non è solo un tema di sicurezza individuale, ma anche un fattore operativo. La gestione delle temperature incide sulla produttività, sui tempi di carico e scarico, sulla disponibilità del personale e sulla tenuta complessiva dei flussi nei piazzali e nei magazzini all’aperto.

Sicurezza e organizzazione dei flussi

L’aumento delle ondate di calore rende più rilevante l’integrazione tra prevenzione, organizzazione dei turni e gestione operativa. Nei contesti logistici più esposti, le misure di adattamento possono riguardare la programmazione delle attività nelle fasce orarie meno critiche, la disponibilità di punti d’acqua, zone d’ombra, pause aggiuntive e dispositivi adeguati per gli operatori.

La sfida, per aziende committenti, appaltatori e operatori logistici, è rendere queste misure parte stabile dell’organizzazione del lavoro, evitando che la tutela dal caldo dipenda solo dalla dimensione dell’impresa o dalla forza contrattuale dei lavoratori coinvolti.

Ricevi la newsletter gratuita per rimanere aggiornato sulle ultime novità del mondo della logistica





A proposito di Non si può non sapere