Il trasporto ferroviario delle merci in Italia ha registrato una nuova contrazione nel primo semestre del 2026. Il traffico si è fermato a 23,7 milioni di treni/chilometro, rispetto ai 25,8 milioni rilevati nello stesso periodo del 2025.
La diminuzione supera quindi i 2 milioni di treni/chilometro in sei mesi, con una flessione dell’8,1%. Se l’andamento dovesse proseguire anche nella seconda parte dell’anno, i volumi complessivi potrebbero avvicinarsi a quelli registrati nel 2015, consolidando il trend negativo iniziato nel 2022.
Il calo riduce il contributo della ferrovia al riequilibrio modale e aumenta la dipendenza della logistica nazionale dal trasporto stradale, già esposto a congestione, rallentamenti e limitazioni di capacità lungo alcuni dei principali corridoi autostradali.
Tra i principali fattori che stanno incidendo sul comparto figurano i lavori di potenziamento e ammodernamento della rete ferroviaria finanziati attraverso il Pnrr. Gli interventi sono destinati a migliorare l’infrastruttura nel medio e lungo periodo, ma nella fase di realizzazione comportano interruzioni, deviazioni, riduzioni della capacità e maggiori costi operativi.
Secondo il presidente di Fermerci, Clemente Carta, le conseguenze dei cantieri si sono dimostrate più severe delle previsioni e stanno gravando sulle imprese ferroviarie. La minore regolarità del servizio rischia inoltre di spingere parte della domanda verso modalità considerate più flessibili, rendendo più difficile il successivo recupero dei volumi.
Dal 2021 il traffico ferroviario merci avrebbe perso complessivamente circa 9 milioni di treni/chilometro. Il dato segnala una progressiva riduzione dell’utilizzo della rete, ma non consente di quantificare direttamente il numero di mezzi pesanti trasferiti sulle strade.
La flessione del trasporto su ferro si inserisce in un contesto caratterizzato da una forte pressione sulla rete autostradale. L’asse della A1 Milano-Napoli, centrale per i collegamenti tra il Nord, il Centro e il Sud del Paese, è interessato con frequenza da congestioni e rallentamenti che incidono sui tempi di percorrenza e sulla prevedibilità delle consegne.
Un ulteriore trasferimento dei flussi verso la gomma può aumentare l’esposizione delle supply chain a ritardi, oscillazioni dei costi di trasporto e difficoltà nella pianificazione. La riduzione dell’offerta ferroviaria interessa in particolare le imprese che utilizzano servizi intermodali per movimentare grandi volumi sulle lunghe distanze.
Fermerci sollecita l’introduzione di misure di sostegno diretto per compensare le perdite operative riconducibili alle limitazioni della rete. L’associazione chiede inoltre un piano pluriennale di rilancio accompagnato da risorse adeguate e interventi capaci di evitare che il calo dei traffici assuma carattere strutturale.
La gestione della fase di cantiere rappresenta quindi un passaggio centrale: gli investimenti infrastrutturali puntano a rendere la ferrovia più moderna e competitiva, ma nel breve periodo richiedono misure che consentano agli operatori di mantenere continuità, affidabilità e capacità commerciale.
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