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Trasporto merci marittimo, l’Europa resta una potenza logistica
Fedespedi richiama il peso europeo nei container e il ruolo crescente della Turchia


Trasporti Nazionali e Internazionali

Trasporto merci marittimo, l’Europa resta una potenza logistica

17 Giugno 2026 Trasporto merci marittimo, l’Europa resta una potenza logistica

L’Europa conserva un peso rilevante nella logistica internazionale, soprattutto nel trasporto merci marittimo e nel settore container. Il tema è stato rilanciato da Fedespedi, la federazione che rappresenta gli spedizionieri internazionali in Italia, in occasione degli 80 anni dell’associazione. Il presidente Alessandro Pitto ha richiamato la necessità di leggere il momento attuale con realismo, in un contesto dove fare previsioni diventa sempre più difficile. Fedespedi rappresenta oggi 1.650 imprese, con un fatturato aggregato di quasi 25 miliardi di euro e oltre 60mila addetti. Numeri che spiegano perché il punto di vista degli spedizionieri sia rilevante per capire come stanno cambiando rotte, costi e relazioni commerciali.

Container, flotta e terminal: il peso europeo

Nel comparto container, secondo i dati riportati dalla fonte, l’Europa controlla il 38% della flotta commerciale mondiale, il 16% dei terminalisti e il 37% delle case di spedizione. È una posizione che ridimensiona l’idea di un’Europa marginale nelle catene globali del trasporto marittimo. La Cina resta un attore centrale del commercio internazionale, ma nel settore indicato la flotta mercantile cinese viene descritta come pari a circa la metà di quella europea. Gli Stati Uniti, invece, risultano molto meno presenti su flotta e terminalisti. Il punto, per il sistema logistico europeo, è trasformare questa base industriale e commerciale in capacità di risposta, soprattutto in una fase in cui la geografia delle rotte è condizionata da crisi geopolitiche e aumento dei costi.

Rotte sotto pressione e puntualità ridotta

Le tensioni nell’area mediorientale e la guerra in Iran hanno contribuito a rendere più fragile il quadro operativo. Pitto segnala una perdita media del 4,6% dei container movimentati e una flessione del cargo aereo del 2,4%, mentre l’export continua a crescere, anche se con un ritmo più contenuto: +1,3% nel primo trimestre 2026, contro il +3,3% del 2025. A pesare sono anche i costi, a partire dal carburante. Già nel 2024, le navi merci sono arrivate in orario solo nel 53% dei casi, un dato che rende evidente la difficoltà di pianificare flussi affidabili. Per spedizionieri, aziende manifatturiere e operatori logistici, la puntualità non è un dettaglio: incide su scorte, programmazione produttiva, livelli di servizio e costi di magazzino.

Suez, Mar Rosso e Capo di Buona Speranza

La diversificazione delle rotte resta uno degli effetti più visibili dell’instabilità. Per alcuni servizi tra Mediterraneo, Medio Oriente e India si sta tornando a utilizzare il Canale di Suez, nonostante l’area del Mar Rosso e dello stretto di Bab el Mandeb resti esposta a rischi di sicurezza. Per altre tratte, invece, continua a essere utilizzata la rotta del Capo di Buona Speranza. Le due alternative hanno costi diversi e non trascurabili: il passaggio dal Mar Rosso può comportare spese assicurative fino a 1 milione di euro, mentre la circumnavigazione dell’Africa può far salire i costi di carburante fino a 2 milioni di euro. La scelta della rotta diventa quindi una valutazione economica, assicurativa e operativa, non solo geografica.

La Turchia come snodo strategico nel Mediterraneo

Nel nuovo equilibrio del Mediterraneo, Fedespedi guarda con attenzione alla Turchia. Pitto la indica come partner sempre più rilevante, anche per il suo ruolo di porta d’accesso terrestre verso Iraq e Golfo Persico in uno scenario segnato dalla chiusura o dalla fragilità di alcuni passaggi marittimi. Per gli spedizionieri, il tema è costruire rapporti commerciali più solidi e alleanze capaci di agevolare il flusso delle merci. La Turchia non va letta solo come concorrente portuale o manifatturiero, ma come piattaforma logistica in grado di collegare Mediterraneo, Medio Oriente e direttrici terrestri alternative. Per le imprese europee, rafforzare queste relazioni può significare ridurre vulnerabilità e ampliare le opzioni operative.

Riforma doganale e competitività europea

Nel quadro delineato da Fedespedi rientra anche la riforma doganale dell’Unione europea, attesa a regime dall’autunno e considerata utile per rispondere alle sfide del commercio elettronico. Il punto è rendere più efficiente la gestione dei flussi in un mercato in cui volumi, frammentazione degli ordini e velocità delle consegne stanno cambiando il lavoro degli spedizionieri. L’Europa parte da una posizione forte nel trasporto marittimo, ma questa forza non basta se non viene sostenuta da procedure più rapide, infrastrutture adeguate e alleanze commerciali coerenti con la nuova mappa delle rotte. La logistica europea resta una potenza, ma deve muoversi con maggiore coordinamento in uno scenario meno prevedibile.

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