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IeFP e logistica: i profili formati coprono solo l’1,8% del fabbisogno
Il rapporto Inapp segnala il forte divario tra formazione professionale e domanda delle imprese


Consulenza e Formazione

IeFP e logistica: i profili formati coprono solo l’1,8% del fabbisogno

15 Giugno 2026 IeFP e logistica: i profili formati coprono solo l’1,8% del fabbisogno

Il sistema di Istruzione e formazione professionale tiene sul piano dei risultati, ma fatica ancora ad allargare la base degli iscritti e a rispondere in modo adeguato alla domanda delle imprese. È quanto emerge dal XXIII Rapporto di monitoraggio sull’anno formativo 2023-24, realizzato dall’Inapp per conto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e presentato a Roma. Gli studenti complessivi dei corsi triennali e quadriennali sono 210.014, un dato quasi invariato rispetto ai 210.440 dell’anno precedente. La stabilità degli iscritti, però, convive con un miglioramento degli esiti: i qualificati raggiungono quota 48.307, con una crescita dell’8,3% su base annua, mentre i diplomati salgono a 16.705, con un aumento del 31,4%.

Il divario tra formazione e lavoro

Il punto più critico riguarda l’incrocio tra percorsi formativi e fabbisogni professionali. Nel 2024, diplomati e qualificati in uscita dai percorsi IeFP coprono solo il 38,6% della domanda espressa dalle imprese. Il dato migliora rispetto al 34,3% del 2023, ma lascia ancora scoperta una quota molto ampia di richieste. Per il sistema produttivo significa dover cercare personale in un mercato già teso, spesso con tempi lunghi di inserimento e necessità di formazione interna. Il problema non è quindi soltanto quantitativo. Se la formazione produce più qualificati e più diplomati, ma questi profili non intercettano i bisogni reali delle aziende, la distanza tra scuola professionale e mercato del lavoro continua a pesare sulla competitività dei comparti più operativi.

Il caso logistica: coperto appena l’1,8% del fabbisogno

Il dato più severo riguarda la logistica. Secondo il monitoraggio, i nuovi profili formati nel settore soddisfano appena l’1,8% del fabbisogno espresso dalle imprese. È una percentuale molto bassa, soprattutto se letta alla luce della trasformazione che sta attraversando magazzini, trasporti, supply chain industriali e servizi distributivi. La logistica richiede figure capaci di lavorare su flussi, movimentazione, preparazione ordini, tecnologie di magazzino, sistemi informativi, sicurezza e organizzazione operativa. Se la formazione professionale non riesce a generare un numero sufficiente di profili coerenti con queste esigenze, il rischio è che le aziende si trovino a coprire il gap con soluzioni tampone: inserimenti poco strutturati, formazione accelerata sul campo, maggiore dipendenza dal mercato del lavoro non qualificato.

Pnrr, percorsi duali e nodo delle risorse ordinarie

Il Rapporto segnala anche l’effetto del Pnrr sui percorsi duali, cresciuti del 70%. È un dato da osservare con attenzione, perché il modello duale, se costruito bene, può ridurre la distanza tra aula, laboratorio e azienda. Per la logistica, questo passaggio è particolarmente rilevante: molte competenze si formano davvero solo nel contatto con processi reali, vincoli di tempo, strumenti digitali, procedure di sicurezza e gestione dei picchi. La questione aperta riguarda però il passaggio dalle risorse straordinarie alla gestione ordinaria del sistema. La spinta del Pnrr ha rafforzato i percorsi, ma la tenuta nel tempo dipenderà dalla capacità di finanziare, programmare e aggiornare l’offerta formativa anche quando verrà meno l’effetto delle misure eccezionali.

Un rischio per interi comparti produttivi

Il quadro restituito dal monitoraggio mostra un sistema capace di formare meglio, ma non ancora abbastanza vicino alla domanda reale delle aziende. Il caso della logistica, insieme a quello dell’edilizia, dove la copertura del fabbisogno si ferma al 2,5%, indica una disomogeneità profonda tra comparti. Per le imprese logistiche il tema non è laterale: la disponibilità di personale formato condiziona la qualità del servizio, la sicurezza operativa, la capacità di assorbire stagionalità e l’introduzione di nuove tecnologie. Senza un raccordo più preciso tra IeFP, territori e imprese, il rischio è che la carenza di profili diventi un freno strutturale. Non basta aumentare i diplomati in generale; serve capire quali competenze mancano, dove mancano e con quali tempi possono essere formate.

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