Ecco come Giovanni Leonida, con cinquant'anni di esperienza, rivisita la storia della logistica integrata e la sua evoluzione in Italia attraverso un libro imperdibile.




Non si può non sapere

Dal passato remoto al presente: il contributo di Giovanni Leonida alla logistica in Italia

20 Ottobre 2023

A poca distanza dell’uscita del libro “LOGISTICA INTEGRATA – Storia della logistica e di un logistico” la redazione di Logisticamente.it ha intervistato il suo autore Giovanni Leonida, un modo per approfondire l’opera, esplorando il pensiero e l’esperienza dell’autore.
Giovanni Leonida non è solo un ingegnere chimico.
È stato un pioniere nel panorama logistico italiano, avendo introdotto il primo sistema di logistica integrata nel 1975 presso Olivetti.
La sua carriera è ricca e poliedrica: ha spaziato dal ruolo di consulente al docente, passando per posizioni chiave come Material Manager presso Zanussi e Direttore Generale in Seleco.
Inoltre, ha dato vita a colossi del settore, tra cui Tecnologistica, ora noto come Ceva Logistics, e Malpensa Logistica Europa.

L’opera di Leonida offre una prospettiva unica sulla logistica integrata.
Contrariamente alla percezione comune che la identifica come una disciplina moderna, la logistica integrata affonda le sue radici nel 2.250 a.C.
L’autore ci guida attraverso un viaggio nel tempo, toccando argomenti di rilevanza contemporanea, come le previsioni di vendita, l’outsourcing, la sostenibilità ambientale e l’omnicanalità, solo per citarne alcuni.
Il libro non si sofferma soltanto sulla teoria.
Al suo interno, Leonida condivide una moltitudine di casi ed esperienze vissute, raccolte durante i suoi cinquant’anni di carriera in diversi ruoli nel mondo logistico, dal manovale alla guida di importanti aziende come amministratore delegato.

L’opera è articolata in due sezioni principali:

  1. Panorama storico-logistico: dove si esplora la storia della logistica, fornendo chiarimenti su vari concetti correlati.
  2. temi più attuali della logistica (previsioni di vendita, outsourcing, operatori e loro modelli operativi, impatto ambientale, competitività delle aziende, valore aggiunto, ecc.) e di gestione aziendale in genere.
  3. Il percorso di un logistico: dove Leonida condivide le sue personali avventure e sfide, alcune ampiamente conosciute, altre meno.

Questo libro, che esprime la profonda passione di Leonida per la logistica, rappresenta una lettura fondamentale per tutti gli addetti ai lavori, arricchendo il loro bagaglio di conoscenze con una visione completa e coinvolgente della materia.

Qual è stato il motivo che l’ha spinto a scrivere un libro sulla logistica?

In un’epoca dinamica, una pausa ha ispirato una profonda riflessione sul mondo logistico, spesso misconosciuto.
Notando la mancanza di una cronaca che ne raccontasse l’evoluzione, ho deciso di scrivere una storia completa del settore.
Ho scoperto che concetti fondamentali, come previsioni di vendita e outsourcing, sono spesso sottovalutati e fraintesi.
Per rendere l’analisi tangibile, ho integrato le mie esperienze professionali, offrendo una panoramica unica e preziosa, sperando di illuminare e ispirare le nuove generazioni nel campo della logistica.

Quali sono state le tappe fondamentali della sua carriera?

La mia avventura nel mondo del lavoro ebbe inizio tra le cassette di pomodoro di un’industria che produceva conserve.
Una mansione apparentemente semplice, ma che avrebbe dato il via a una serie di svolte inaspettate nella mia carriera.
Una giornata, quasi come tutte le altre, fu segnata da una richiesta particolare: mi venne chiesto se avessi competenze in analisi.
Accolto nell’ambiente del laboratorio, ebbi l’opportunità di dimostrare le mie capacità.
Questo episodio fu cruciale e mi vide passare dalla gestione delle casse al ruolo di responsabile del laboratorio per la notte.
Riconosco l’importanza di quella esperienza iniziale: rappresentò la mia introduzione al mondo del lavoro e alla responsabilità.

Tuttavia, la vera svolta professionale si verificò con le mie successive posizioni in due giganti dell’industria italiana: Olivetti Spa e Zanussi.
In Olivetti sono entrato come “ragazzo di laboratorio” ma sono cresciuto fino a diventare responsabile produzione elettronica, ovvero dei primi PC prodotti al mondo, inclusa la mitica P101.
Poi ho fatto il primo sistema di logistica integrata, applicato alla produzione elettronica.
In Zanussi invece ho avuto la possibilità di realizzarlo sulla intera azienda.
Questo percorso, dai piccoli inizi agli alti gradi di responsabilità, non solo ha modellato la mia carriera, ma ha anche dimostrato come le opportunità possano emergere dai contesti più impensati, e come sia fondamentale essere pronti a coglierle.

Qual è stata l’esperienza più formativa che ha avuto?

La mia esperienza in Olivetti ha segnato la mia vita.
In questo contesto di azienda poco gerarchizzata, dove ogni idea era valorizzata, ho imparato a gestire il personale, l’importanza di valorizzare i collaboratori e la forza della squadra.
Come capo della produzione elettronica, ero il più giovane direttore di stabilimento in Olivetti e molto soddisfatto della mia posizione.
Unico problema: la cronica mancanza di componenti.
L’azienda aveva un MRP molto avanzato, che arrivava alla pianificazione giornaliera di ciascun reparto e macchina.
Ma nella meccanica l’approvvigionamento (soprattutto lamiera e tondino di acciaio) era semplice e locale.

L’elettronica usava componenti da tutto il mondo, con lead times anche di 6 mesi o un anno.
Così è nata l’idea di creare una logistica integrata in questo settore (dalle previsioni di vendita alla pianificazione dei reparti e distribuzione fisica) e mi hanno imposto di fare il capo progetto perché ero quello che conosceva meglio i problemi.
Scoprendo che la logistica non era poi tanto diversa da un impianto chimico: un insieme di operazioni di per sé banali che opportunamente collegate danno un risultato formidabile.
E il trucco è sempre quello di vedere il singolo passo ma nell’ottica del processo complessivo.

Quando ho lasciato la Olivetti, potendo scegliere tra elettronica e logistica, ho optato per la seconda, vedendo un’opportunità di promuovere una visione olistica della logistica in Italia.
Era il momento giusto per promuovere e valorizzare la logistica integrata nel paese.
Cosa che poi ho fatto alla Zanussi, operando sull’intera azienda con ottimi risultati (-78% scorte e tempo di consegna un Germania da 22 gg a 6).
Quest’ultimo dato è stato possibile con l’introduzione dei treni-blocco ad orario (primi in Europa). Siamo arrivati al 97% del nostro export terrestre via ferrovia.
Mettendo insieme un miglior servizio, minore impatto ambientale e riduzione di costi: una grande soddisfazione.

Il suo successo e la sua delusione più grande in ambito lavorativo?

Nel panorama delle trasformazioni aziendali, l’esperienza con Seleco rappresenta un caposaldo.
In soli tre anni, l’azienda Seleco ha visto il suo fatturato salire da 135 a 300 miliardi, con l’utile passato da -17 a +4, grazie a audaci strategie, come il passaggio all’elettronica digitale, lo sviluppo del videoproiettore domestico (primi al mondo) ed una massiccia campagna pubblicitaria.
Il tutto finanziato vendendo il magazzino, sia i prodotti che il capannone.
Molti pensano all’impegno finanziario in scorte, ma non n quello del capannone che le contiene.
Il mio più grande successo?
Lo sviluppo della Cago City a Malpensa, acquisendo oltre il 50% delle merci aeree italiane e di Malpensa Logistica Europa, un handler aeroportuale che ho costruito da zero, assumendo e formando ogni singolo dipendente dei 180 che aveva quando l’ho lasciata.
Lavoro pesante: 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno, tutto urgente ma avevamo i clienti (vettori) più esigenti del mondo e la mia squadra non li ha mai delusi.

Il mio più grande fallimento?
Clicklogistics.com, una start up dedicata all’incontro fra domanda ed offerta di trasporto su strada, concentrata sul “last minute”, che permetteva al trasportatore di evitare un ritorno a vuoto ed al committente di avere un servizio veloce ed a basso costo.
Oltre a ridurre i percorsi a vuoto dei camion, che sono un obbrobrio economico ed ambientale.
Tanti premi, ma nessun aiuto né dallo Stato né dalla UE.
Ho investito tutti i miei risparmi, quelli di mia moglie e di qualche amico, ma non siamo riusciti a raggiungere il breakeven.
Abbiamo fallito, ma prima abbiamo trovato un posto di lavoro a tutti i nostri ragazzi e ragazze.
Poi è arrivata la Timocom tedesca, con un software molto più rozzo del nostro e ce l’ha fatta.
Ma aveva dietro una finanziaria!
L’esperienza insegna: non sono solo i trionfi a definire una carriera, ma anche le lezioni apprese dalle sfide incontrate.
Inclusi gli errori ed i fallimenti.

Qual è la sua visione sul futuro? Cosa ci dobbiamo aspettare?

L’evoluzione del domani affonda le sue radici nel tessuto storico.
Nel panorama logistico, benché vi siano principi immutabili, c’è una enorme dinamicità.
Nessun sistema logistico rispecchia esattamente un altro; ciascuno ha un suo inconfondibile modus operandi.
Per mantenere la propria competitività, ogni sistema deve adeguarsi e innovare.
“Panta rei”, tutto scorre: non ci si può bagnare due volte nella stessa acqua del fiume.
Lo diceva già Eraclito 2.500 anni fa ed è vero soprattutto oggi, con il basso costo delle comunicazioni e la forte evoluzione dei prodotti e dei canali commerciali.
Il domani della logistica, pertanto, sarà più velocità, più integrazione a monte e a valle dell’azienda, più attenzione alla sostenibilità ambientale ed al cliente finale.
Oltre alla solita attenzione ai costi e capitale investito.
Sempre più variabili e velocità: l’ambiente ideale per i ragazzi e ragazze cresciuti coi videogiochi.





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