“Va considerata la sua crescente centralità. Bisogna rivalutarla”. Appello al MIT.




Trasporti Nazionali e Internazionali

Bari esclusa dalla riforma della portualità.

19 Novembre 2015

La riforma delle Autorità portuali, presentata dal governo nelle scorse settimane, ha l’obiettivo di ridurre da 25 a 14 il numero dei porti italiani strategici che verranno inseriti nella rete portuale transeuropea, e tra i grandi esclusi vede il porto di Bari.
La riforma, infatti, prevede come unico porto pugliese quello di Taranto.

A tal proposito, i deputati Antonio Distaso, Trifone Altieri e Benedetto Fucci hanno presentato una richiesta al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti per rivedere la riforma delle Autorità portuali al fine di salvare l’autonomia del porto di Bari, sostenendo che la riforma questa non tiene conto del fatto che sia Bari sia Taranto siano entrambi porti riconosciuti come “core” dall’Unione Europea.

A sostegno di questa posizione – dicono – ci sono dati riconosciuti: nel primo trimestre del 2015 il porto di Bari ha registrato un aumento del traffico passeggeri del 3,6%, un aumento del trasporto di camion e veicoli del 3,2% e del trasporto merci quasi del 34%.

È da evidenziare, inoltre, la crescente centralità geografica, intermodale e logistica del porto e la rilevanza degli investimenti fatti negli ultimi anni, come riporta una recente dichiarazione di Confindustria Bari e Bat.





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