L’associazione degli agenti marittimi attacca il sistema burocratico-amministrativo, che costa all’Italia 150 milioni di euro l’anno.




Trasporti Nazionali e Internazionali

Federagenti critica la burocrazia dei porti.

10 Giugno 2015

La burocrazia rappresenta uno dei “grandi nemici del sistema portuale e logistico italiano” e Federagenti, durante l’assemblea dell’associazione degli agenti marittimi che si è svolta a Lerici il 5 giugno 2015, attacca la duplicazione delle funzioni in più di 20 amministrazioni per i controlli della merce che viaggia in nave, e la moltiplicazione delle norme e delle loro interpretazioni.

L’associazione porta a esempio il caso di Gioia Tauro, escluso dall’elenco dei porti dove sbarcare la merce a causa dei controlli spropositatamente più numerosi (13.803 ispezioni sui container, pari al 2% di tutti i container movimentati).

Basti pensare che anche la procedura per il pagamento delle tasse di ancoraggio delle navi è macchinosa: l’ordine di introito che la Capitaneria di porto consegna all’agente marittimo deve essere portato in banca affinché venga emesso un assegno circolare.
La dogana, che incassa l’assegno, rilascia una bolletta che va riconsegnata in Capitaneria.
Senza il pagamento della tassa la nave non parte.

Federagenti mostra anche una stima sui costi dell’inefficienza del sistema italiano: “Per ogni ora di ritardo derivante da procedure burocratico-amministrative su complessivi 250 milioni di tonnellate, il costo per il sistema economico italiano è di 150 milioni di euro l’anno”.





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