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Logistica largo consumo: 200 milioni persi per inefficienze
Quanto costa una relazione di filiera che non funziona


Outsourcing

Logistica largo consumo: 200 milioni persi per inefficienze

24 Giugno 2026 Logistica largo consumo: 200 milioni persi per inefficienze

Nel largo consumo la mancata collaborazione tra Industria e Distribuzione pesa per oltre 200 milioni di euro. È una stima prudente, ma sufficiente a fotografare un problema che molte aziende conoscono bene: accordi non rispettati, ordini modificati, attese allo scarico, consegne incomplete, dati non allineati, merce respinta, unità di carico non standard. Tutti elementi che non restano confinati nella gestione operativa, ma si trasformano in attività correttive, controlli aggiuntivi, scorte di sicurezza e costi amministrativi.

A misurare questo impatto è la ricerca “I costi nascosti della filiera del largo consumo”, realizzata da GS1 Italy in ambito ECR Italia, con il contributo scientifico del Politecnico di Milano e della LIUC Università Cattaneo. Lo studio ha analizzato 48 casi reali nel rapporto tra produttori e retailer, concentrandosi sul processo Order-to-Delivery. Il dato centrale è netto: gli extra-costi legati alle inefficienze di relazione valgono in media circa il 20% del conto logistico della filiera italiana del largo consumo.

Fresco e secco: dove il costo della relazione pesa di più

La ricerca distingue tra comparto del fresco e del secco. Nel fresco, la qualità della relazione incide sia sul servizio percepito sia sui costi. Il differenziale tra relazioni migliori e peggiori arriva al 38% nel Cost-to-Receive, cioè i costi sostenuti dalla GDO per ricevere e stoccare la merce, e al 77% nel Cost-to-Serve, cioè il costo sostenuto dal produttore per servire il cliente.

Nel secco il divario è ancora più marcato: il differenziale raggiunge il 122% nel Cost-to-Receive e il 103% nel Cost-to-Serve. Secondo Marco Melacini, professore ordinario di logistica e supply chain al Politecnico di Milano, queste differenze indicano una delle aree più rilevanti per recuperare efficienza. La direzione suggerita passa da tre azioni: segmentare, misurare, collaborare. Prima ancora di ridurre i costi, infatti, occorre renderli visibili, disaggregandoli per tipologia e punto di origine.

Cosa guardano GDO e produttori

Dal lato della Distribuzione, i criteri più osservati riguardano puntualità, completezza e accuratezza delle consegne. A questi si aggiungono qualità delle informazioni, flessibilità e disponibilità del fornitore a gestire richieste specifiche. Despar Nord, attraverso Aspiag Service, ha sviluppato un sistema di vendor rating che valuta i fornitori anche su collaborazione e affidabilità informativa. Da questa base sono partiti progetti su DESADV, gestione inbound e pallet pooling.

I produttori, invece, guardano soprattutto alla frequenza e modalità dei riordini, alla visibilità della domanda, al rispetto degli orari di chiusura e ai tempi di attesa allo scarico. Nel caso del secco pesano anche i picchi di ordine a fine mese, l’accorpamento per categoria e la percentuale di merce respinta. Gruppo Mondelēz International Italia lavora sull’analisi degli ordini e dei trend storici per ridurre frequenza di consegna, danneggiamenti e respinti. Gruppo Veronesi richiama invece il valore di dati condivisi, processi standard e maggiore visibilità sulla domanda reale.

Dati condivisi e costo totale di fornitura

Uno dei passaggi più rilevanti dello studio riguarda il modo in cui la filiera valuta la convenienza. Giuseppe Bertini, direttore logistica e supply chain di Coop Italia, richiama la necessità di superare una lettura basata solo sul prezzo d’acquisto e di considerare il costo totale di fornitura. Un prodotto acquistato a condizioni favorevoli può generare costi aggiuntivi se gli ordini sono instabili, le consegne incomplete o le informazioni non viaggiano con la merce.

Anche Coop Consorzio Nord Ovest sta lavorando sulla prevedibilità della domanda, attraverso condivisione dei forecast e razionalizzazione degli ordini. Heineken Italia, invece, utilizza una segmentazione del Cost-to-Serve per distinguere i costi necessari dagli sprechi comprimibili. Il punto comune è che la collaborazione non può restare una dichiarazione di principio: deve tradursi in dati corretti, linguaggi condivisi, standard applicati e responsabilità misurabili lungo tutta la catena.

La collaborazione come variabile economica

La qualità della relazione tra produttore e distributore incide sui costi logistici tanto quanto una scelta di trasporto, un layout di magazzino o una politica di scorta. La differenza è che molte inefficienze non richiedono tecnologie nuove o investimenti straordinari: spesso si possono ridurre applicando standard, buone pratiche e processi già disponibili.

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