Uno studio di Isfort svela l'evoluzione dei porti italiani negli ultimi vent'anni: un incremento significativo delle merci a fronte di una riduzione della forza lavoro




Trasporti Nazionali e Internazionali

Rivoluzione silenziosa dei porti italiani: maggiori merci, minor manodopera

29 Marzo 2024

Nell’arco degli ultimi vent’anni, i porti italiani hanno attraversato una trasformazione significativa, come evidenziato da uno studio presentato da Andrea Appetecchia per conto di Isfort.
I dati parlano chiaro: un incremento della merce movimentata del 32%, contrapposto da un calo del 24% nella forza lavoro impiegata.
Ma cosa ci dicono effettivamente questi numeri?

L’evoluzione del settore portuale

Tra il 1980 e il 2022, la quantità di merci gestite nei porti del Belpaese è salita di 100 milioni di tonnellate, segnando un aumento del 26%.
Contemporaneamente, il numero di lavoratori è diminuito di 5.330 unità, riflettendo una contrazione del 24%.
Questo cambiamento non solo illustra un’efficienza operativa crescente, ma solleva anche interrogativi sulla natura del lavoro portuale e sulla sua sostenibilità futura.

Un aumento della produttività del lavoro del 45% rispetto a una crescita delle retribuzioni del solo 29% evidenzia una discrepanza notevole, con il costo complessivo del lavoro che ha mostrato una stagnazione, incrementando di appena il 3%.
Secondo Appetecchia, la trasformazione non si limita alle statistiche economiche, ma riguarda anche le modalità operative e i tipi di merci movimentate.

Cambiamenti nella tipologia di merci

L’analisi rivela uno spostamento dal trasporto di merci alla rinfusa, sia solide che liquide, verso un incremento della “merce varia”, principalmente trasportata via container o camion.
Questa tendenza non solo indica un cambiamento nelle esigenze logistiche ma sottolinea anche un paradosso: nonostante la crescita del carico movimentato, il numero dei lavoratori continua a diminuire.

Dal 2005 al 2022, la composizione dei traffici nei porti italiani ha visto un notevole sviluppo: la merce varia è aumentata del 32%, con un incremento del 32% anche nei rotabili e del 34% nei container.
In contrasto, i carichi speciali hanno subito una diminuzione del 40%, segnalando una trasformazione profonda nelle priorità e nelle metodologie di movimentazione delle merci.

Questi dati non solo offrono uno spaccato dell’evoluzione dei porti italiani ma sollevano anche questioni importanti riguardo al futuro del settore portuale.
Con una crescente automazione e l’introduzione di tecnologie avanzate, è fondamentale riflettere su come equilibrare l’efficienza operativa con la sostenibilità sociale e lavorativa.
La sfida per il futuro sarà quella di garantire che l’innovazione tecnologica proceda di pari passo con il benessere dei lavoratori portuali, preservando al contempo la competitività dei porti italiani sul panorama internazionale.

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