Trasporti nazionali e internazionali

Export: cosa frena le PMI e come chiarire ogni dubbio.

29 dicembre 2015

In breve

Secondo una ricerca commissionata da UPS su oltre 8.000 titolari e direttori di PMI in sette Paesi europei, le piccole e medie imprese europee non sfruttano appieno le opportunità di esportazione.
Premessa
Lo studio sull’export delle PMI europee “European SME Exporting Insights” è stato condotto sui titolari e direttori di 8.144 PMI in sette principali Paesi europei – Regno Unito, Germania, Italia, Paesi Bassi, Francia, Polonia e Belgio – operanti nei settori automotive, healthcare, high tech, industriale e retail.

Sono stati analizzati i motivi alla base dell’esportazione, identificando i principali ostacoli e timori che le PMI incontrano quando vendono i propri prodotti a livello internazionale.

Lo studio
Lo studio di UPS sull’export delle PMI europee intende favorire lo sviluppo delle piccole e medie imprese rilevando le opportunità di crescita a livello di esportazione.
La ricerca si propone sia di identificare i trend e le opportunità per l’export sia di evidenziare gli ostacoli che ne rallentano la crescita.

Il settore delle PMI detiene un importante vantaggio rispetto alle aziende di maggiori dimensioni: l’agilità.
Sono state selezionate 200 aziende di sette Paesi per un sondaggio approfondito basato su determinate quote definite in funzione delle dimensioni delle aziende.
Nel dettaglio, in ciascun Paese sono state intervistate 100 microimprese (attività con un numero di dipendenti compreso fra 1 e 9), 50 piccole imprese (attività con un numero di dipendenti compreso fra 10 e 49) e 50 medie imprese (attività con almeno 50 dipendenti).

I settori commerciali sono stati rappresentati equamente con 50 aziende per ciascun settore di ciascun Paese.
I dati del sondaggio sono stati bilanciati per rappresentare al meglio la popolazione in base a queste variabili.


Lo scenario europeo
Secondo lo studio di UPS del 2015 sulle attività di esportazione delle PMI, il numero delle aziende attive nei segmenti identificati nei sette Paesi oggetto del sondaggio ammonta a 390.000 unità.
Inoltre, secondo la ricerca, la tendenza delle piccole imprese verso l’esportazione e il totale delle PMI esportatrici sono due elementi distinti: un Paese caratterizzato da una presenza elevata di PMI a livello economico può avere un nutrito numero di attività di export nonostante un’inclinazione relativamente contenuta nei confronti della stessa.

La Germania è leader dell’economia di esportazione delle PMI in Europa: il Paese vanta la proporzione più elevata di esportatori nel campo delle PMI (18%) e il numero più alto di PMI che esportano a livello complessivo (oltre 120.000).
Francia, Regno Unito e Italia sono economie rilevanti per l’export delle PMI: il 10% delle PMI francesi esportano, con un totale delle PMI esportatrici pari a oltre 58.000.
Il Regno Unito, dotato di una proporzione inferiore in termini di PMI, ha però un elevato fattore percentuale di PMI esportatrici (17%) con poco meno di 53.000.

“Le PMI europee hanno un enorme potenziale di esportazione in Paesi al di fuori dell’Unione Europea – afferma Cindy Miller, Presidente di UPS Europa – In uno scenario economico globale concorrenziale le PMI devono sfruttare queste opportunità per espandere la propria base di clienti esteri, incrementare i ricavi e creare un solido andamento di crescita”.

Secondo l’indagine, i Paesi con il maggior numero di PMI esportatrici sono Italia, Germania e Francia.
Le PMI di Belgio, Regno Unito e Paesi Bassi risultano invece ai primi posti nelle esportazioni verso i mercati extra UE in quanto tendono a spedire più pacchi al di fuori dell’area UE rispetto agli altri Paesi analizzati.


Rischi e normative: i principali timori relativi alle esportazioni
Per le PMI di Regno Unito e Germania, oltre il 40% degli attuali esportatori prevede un incremento delle esportazioni entro l’anno.
Le PMI italiane che esportano i prodotti all’estero sono, tra quelle dei Paesi indagati, le meno fiduciose nella possibilità di incrementare il business legato alle esportazioni nei prossimi 12 mesi.

Al contrario, si registra in Italia una maggiore fiducia tra le aziende che vogliono iniziare a esportare.
Da questo punto di vista gli italiani, insieme ai polacchi, sono i più fiduciosi.
Negli altri Paesi indagati chi ancora non esporta ma desidererebbe farlo, mostra una certa reticenza a spedire le proprie merci all’estero, e la maggior parte degli intervistati ritiene poco probabile o estremamente improbabile avviare esportazioni nel prossimo futuro.

Se da un lato la ricerca evidenzia che sia nel Regno Unito sia in Germania l’esportazione è percepita come il naturale passo successivo verso la crescita, dall’altro c’è una forte percezione dei potenziali rischi.
Le PMI di tutti i Paesi ritengono che il rischio di smarrimento o danneggiamento delle merci costituisca uno dei principali ostacoli all’esportazione nei Paesi dell’Unione Europea.

La competizione con i prodotti dei mercati locali è considerata fra i primi 3 ostacoli in paesi come la Germania, il Belgio, i Paesi Bassi e il Regno Unito ma non per l’Italia, la Francia e la Polonia.
Inoltre le normative, le procedure, gli onerosi adempimenti amministrativi e i costi elevati figurano tra le principali barriere all’esportazione verso gli Stati Uniti.
Nei sette Paesi analizzati le microimprese tendono a manifestare i maggiori timori relativamente ai rischi legati all’esportazione, indicando che necessitano di un supporto maggiore rispetto alle piccole e medie imprese.


Il partenariato transatlantico
Molti esportatori dimostrano scarsa conoscenza del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), ovvero il partenariato transatlantico su commercio e investimenti tra l’UE e gli Stati Uniti volto ad eliminare gli ostacoli commerciali relativi a tariffe e burocrazia doganale, e del modo in cui potrebbe aiutarli a espandere le proprie attività verso gli USA.

In tutti i Paesi analizzati la conoscenza e la comprensione di questo accordo sono scarse, in media pari o inferiori al 21%.
I più preparati riguardo il TTIP risultano gli esportatori tedeschi con un 47%, anche se gli intervistati dichiarano di non essere certi dell’impatto che il TTIP potrà avere.
Gli esportatori italiani si collocano al di sotto della media europea rispetto ad informazione su TTIP (12%): più disinformate di quelle italiane, solo le PMI del Regno Unito (11%).

“Sia negli Stati Uniti che nell’UE esiste il bisogno concreto di aiutare le PMI a comprendere i benefici derivanti dal TTIP – conclude Miller – Le piccole imprese sono convinte che il TTIP favorirà maggiormente le grandi aziende, ma non sono pienamente consapevoli dei benefici che questo accordo potrebbe offrire loro.
Le società che forniscono servizi di logistica, come UPS, svolgono un ruolo fondamentale nell’aiutare le PMI a comprendere il potenziale del TTIP.

Inoltre, in qualità di provider esperto, con un network di spedizione internazionale e una solida esperienza nel campo dello sdoganamento, UPS è in grado di assicurare a queste aziende l’accesso a servizi essenziali e tutto il supporto necessario affinché possano espandersi oltre i propri confini e beneficiare appieno della crescita delle esportazioni”.


L’e-commerce sta promuovendo la crescita delle esportazioni
Gli esportatori PMI europei sono attualmente più propensi a vendere online rispetto a qualsiasi altro canale.
L’uso dei canali di vendita online da parte degli esportatori è aumentato notevolmente di anno in anno: quando lo scorso anno è stata fatta una domanda simile a un campione leggermente diverso di PMI negli stessi Paesi, meno di metà delle aziende di tutti i mercati esportava attraverso i canali online.

Nel 2015, più della metà di tutte le aziende esportava tramite canali online in tutti i mercati, eccetto l’Italia (48%).
In tutti i mercati, eccetto la Germania, i Paesi Bassi e la Polonia, l’uso delle vendite online è almeno raddoppiato in solo un anno.
Inoltre, in tutti i mercati le aziende stanno vendendo maggiormente via online che attraverso qualsiasi altro canale.
Anno dopo anno, la crescita delle vendite online è stata incredibile in tutti i mercati.

La crescita maggiore si è avuta in Belgio, dove la percentuale di aziende che si avvale di canali online è aumentata più di sette volte, fino al 52%.
La percentuale maggiore di aziende che utilizza canali online si trova nei Paesi Bassi (74%), seguita dal Regno Unito (70%) e dalla Polonia (63%).
Una media del 53% delle aziende in tutti i mercati vende tramite i canali online, e il 38% delle aziende PMI esportatrici ritiene che la vendita online tramite il proprio sito Web sia attualmente il canale di vendita più importante.

Un risultato chiaro del sondaggio UPS svolto nel 2015 è che la maggior parte delle PMI europee partecipa passivamente all’esportazione.
Una maggioranza significativa delle aziende afferma che l’incentivo più importante all’esportazione è stata la richiesta dei clienti.
Tuttavia, anche il bisogno di crescita, una posizione forte del prodotto e il desiderio di aumentare il profilo dell’azienda sono fattori trainanti per l’esportazione.

Aziende in Belgio, Francia, Germania e Regno Unito hanno tutte indicato che la domanda dei clienti è stato il principale fattore trainante per l’inizio delle esportazioni.
In tutti i mercati, eccetto l’Italia, la richiesta dei clienti è stata citata tra i primi tre fattori per l’esportazione.

La domanda dei clienti è stata un fattore più significativo per le aziende del settore healthcare (il 56% delle aziende lo indicano come fattore importante) e meno significativo per le aziende retail (42% delle aziende).
In tutti i mercati, la domanda di esportazione arrivava con maggiore probabilità da nuovi clienti (34% delle aziende), piuttosto che da clienti esistenti (10% delle aziende).


Le conclusioni di Ups
L’esportazione sta diventando sempre più importante per le PMI europee e per la crescita complessiva dell’Europa.
Le aziende sono ottimiste: la maggior parte delle aziende afferma di aspettarsi una crescita nel business delle esportazioni ed è dimostrato che le PMI che esportano tendono ad avere percentuali di crescita più alte rispetto alle aziende che non esportano.

La domanda dei clienti è il principale fattore trainante di questa crescita e l’e-commerce ne è il catalizzatore.
È fortemente dimostrato che le aziende iniziano a esportare per rispondere alla domanda dei clienti e la crescita nell’uso dei canali online per l’esportazione è uno dei risultati più chiari di questo studio.

Le PMI europee continuano a esportare principalmente in Europa, mentre il mercato non europeo più importante è rappresentato dagli USA.
Mentre in passato le aziende che effettuavano esportazioni erano preoccupate principalmente per la sicurezza e l’affidabilità online, le preoccupazioni attuali riguardano la praticità: in che modo garantire l’affidabilità fisica delle spedizioni e come affrontare le barriere doganali e le norme che regolano le importazioni.

In termini di priorità future, quasi tutte le aziende ritengono che l’innovazione complessiva delle operazioni aziendali sia l’area principale nella quale concentrarsi.
In conclusione, il settore delle esportazioni delle PMI europee sta maturando.
Gli esportatori stanno adottando nuove tecnologie, si stanno preparando alla crescita e cercano modi innovativi per svolgere le loro attività. Ci aspettiamo che questi andamenti continuino e che si rafforzino durante il prossimo anno.

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