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Logistica a Piacenza: 2,2 miliardi di fatturato e 40 mln di tonnellate movimentate
Fatturato, merci, lavoro e welfare: il peso reale della logistica piacentina


Trasporti Nazionali e Internazionali

Logistica a Piacenza: 2,2 miliardi di fatturato e 40 mln di tonnellate movimentate

19 Maggio 2026

Piacenza è diventata uno dei nodi logistici più rilevanti del Paese grazie a una posizione difficile da replicare: il territorio provinciale si trova all’incrocio dei principali assi di comunicazione nord-sud ed est-ovest dell’Italia Settentrionale. Da questa geografia è cresciuto un comparto di contract logistics che oggi pesa in modo netto sull’economia locale. Secondo la prima indagine dedicata alla logistica piacentina, il settore conta 785 unità locali, 14.700 addetti, 2,2 miliardi di euro di fatturato e oltre 40 milioni di tonnellate di merci movimentate. Il dato racconta un sistema maturo, concentrato, capace di attrarre operatori, investimenti e occupazione. Tra il 2012 e il 2023, mentre il numero delle unità locali è diminuito, soprattutto nell’autotrasporto, l’occupazione è cresciuta del 54% e il volume d’affari del 67%, con una dinamica più forte rispetto alla media regionale e nazionale.

Magazzini, superfici e ferrovia: dove si concentra la piattaforma piacentina

Il cuore operativo della logistica piacentina si trova nei poli di Piacenza Le Mose e Castel San Giovanni. A Le Mose sono presenti 30 unità per 1.100.000 metri quadrati di superficie coperta; a Castel San Giovanni gli stabilimenti sono 29, per circa 1.000.000 di metri quadrati. Seguono Fiorenzuola/Cortemaggiore, con 14 unità e circa 210.000 metri quadrati, e Monticelli d’Ongina e Pontenure, con 5 stabilimenti e 150.000 metri quadrati coperti ciascuno. Nel complesso, i gestori dei magazzini piacentini sono circa un’ottantina e impiegano oltre 6.000 addetti.

Nel 2023 hanno generato circa 1 miliardo di euro di fatturato, pari al 34% del comparto in Emilia-Romagna, contro il 25% registrato nel 2019. Il ferro aggiunge un altro tassello: i tre terminal dedicati, a Piacenza, Fiorenzuola e Castel San Giovanni, hanno movimentato nel 2024 oltre 4 milioni di tonnellate di merci, pari al 21% regionale. I primi due terminal sono attivi, mentre quello di Castel San Giovanni è stato realizzato da poco e sarà operativo prossimamente. In prospettiva, il traffico ferroviario è destinato ad aumentare con l’attivazione di Castel San Giovanni e con il nuovo terminal intermodale di Le Mose.

Valore aggiunto e occupazione: il moltiplicatore della logistica

L’indagine firmata Nomisma misura con precisione l’effetto della logistica sul sistema economico piacentino. Per ogni euro di domanda finale rivolta al comparto, tra effetti diretti, indiretti e indotti, si attivano 1,43 euro di valore aggiunto. La quota maggiore resta nel territorio: il 60%, pari a 1,3 miliardi di euro, ricade sulla provincia di Piacenza e rappresenta il 13% del valore aggiunto totale provinciale. Il resto si distribuisce tra l’Emilia-Romagna, con il 23%, e le aree fuori regione, con il 17%.

Anche sul lavoro il peso è ampio: la domanda logistica attiva circa 35.000 unità di lavoro, di cui quasi 24.000 in provincia di Piacenza, pari a circa il 17% degli occupati provinciali. La costruzione dei cinque poli ha richiesto nel tempo 1,6 miliardi di euro di investimenti e ha generato 1,6 miliardi di valore aggiunto sul territorio, con un moltiplicatore pari a 1. Considerando anche gli effetti extra-regionali, l’impatto complessivo arriva a 2,9 miliardi di euro, con un moltiplicatore vicino a 1,8.

Demografia, lavoro e welfare: il lato sociale dei poli logistici

La logistica piacentina incide anche sulla struttura demografica della provincia. Tra il 2002 e il 2025 la popolazione è cresciuta dell’8,7%, ma l’aumento si concentra nei cluster dove sono presenti i poli logistici. Castel San Giovanni registra un incremento del 16,3%, mentre Piacenza e i poli minori crescono del 9,9%. A sostenere il dato sono soprattutto i saldi migratori, che compensano saldi naturali negativi, e una maggiore presenza di popolazione giovane e in età lavorativa. Le previsioni 2025-2050 indicano un ulteriore aumento del 10% per Castel San Giovanni e del 3% per Piacenza, mentre il resto della provincia perde residenti.

Sul piano sociale, l’indagine dell’Università Cattolica, condotta su 812 lavoratori, restituisce una fotografia più ruvida. Oltre l’87% ha un contratto a tempo indeterminato, quasi il 70% si dichiara soddisfatto e oltre il 60% è lavoratore diretto. Restano però forti squilibri per cittadinanza: l’88,6% dei lavoratori stranieri è concentrato in ruoli operativi, i contratti a termine sono quasi tripli rispetto agli italiani e quasi tre quarti resta sotto i 1.500 euro netti mensili, contro meno della metà degli italiani. L’insoddisfazione raggiunge il 30,8%, contro il 20,6% nazionale, con punte del 37,9% tra gli addetti al magazzino.

Casa, mobilità e reddito residuo: il nodo che la crescita lascia sul territorio

Il settore logistico sostiene direttamente o indirettamente circa 43.800 persone, quasi il 16% della popolazione provinciale, inclusi 13.050 figli conviventi. È un dato che sposta la discussione dalla sola performance economica alla tenuta del territorio. Il 42% dei lavoratori stranieri invia oltre un terzo dello stipendio in rimesse e quasi un terzo destina all’affitto più della metà del reddito. Per chi somma affitto, spese per l’infanzia e rimesse, il reddito residuo scende a circa 111 euro mensili. Un dettaglio concreto, quasi domestico: dopo il turno, la spesa e le bollette, resta pochissimo margine.

Trovare casa è difficile per il 56% degli stranieri. Oltre tre quarti dei lavoratori impiega meno di 30 minuti per raggiungere il luogo di lavoro, ma la carenza di trasporto pubblico genera insoddisfazione diffusa, soprattutto a Castel San Giovanni. La logistica piacentina appare quindi come un’infrastruttura economica potente, con effetti evidenti su occupazione, demografia e ferrovia. La sua prossima sfida riguarda casa, mobilità e welfare territoriale: senza questi tasselli, la crescita rischia di scaricare una parte dei costi proprio sulle persone che rendono operativo il sistema.

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