Nel dibattito sul camion elettrico c’è un dato che merita più attenzione di altri: chi lo guida tende ad apprezzarlo, mentre molte aziende continuano a temere il contrario. Secondo Oeko-Institut, il 59% delle imprese ritiene che i camion elettrici possano essere meno graditi dal personale viaggiante rispetto ai mezzi diesel. L’esperienza delle aziende che hanno già inserito veicoli elettrici in flotta racconta però una situazione diversa: la soddisfazione dei conducenti risulta molto elevata.
Per il settore dell’autotrasporto è un passaggio tutt’altro che secondario. La transizione non dipende solo da autonomia, batterie e colonnine, ma anche dall’accettazione operativa da parte di chi lavora ogni giorno sul mezzo. Cabina più silenziosa, guida fluida, minori vibrazioni: sono dettagli concreti, percepibili già nei primi chilometri. E spesso pesano più di molte presentazioni tecniche.
Il confronto tra elettrico e idrogeno mostra un cambio di orientamento piuttosto netto. Nel 2021, l’80% delle aziende considerava l’idrogeno una tecnologia standard per il futuro del trasporto pesante. Nel 2025 questa quota è scesa al 44%. Il dato non chiude il tema, ma segnala una perdita di fiducia evidente. Nel frattempo, cresce la familiarità con il camion elettrico a batteria. La barriera principale non sembra più essere la conoscenza tecnica dei mezzi: il 91% dei decisori ha ormai un’informazione corretta sull’autonomia dei veicoli attuali.
Il freno si è spostato altrove, dentro l’ecosistema che dovrebbe rendere questi mezzi utilizzabili su larga scala. Il 50% delle imprese cita la carenza di una rete pubblica di ricarica come ostacolo principale, mentre il 39% indica gli alti costi dei veicoli e delle installazioni. Il camion, da solo, non basta. Serve una filiera energetica accessibile, prevedibile e compatibile con i ritmi del trasporto.
Il punto più debole, oggi, riguarda la qualità delle decisioni aziendali. Oeko-Institut evidenzia lacune informative che possono rallentare investimenti e test operativi. Solo il 28% degli intervistati conosce correttamente le esenzioni dai pedaggi previste per i veicoli a emissioni zero. Ancora più rilevante è il dato sul costo totale di proprietà: il 61% delle aziende non ha mai effettuato un confronto tra il TCO di un camion elettrico e quello di un mezzo diesel.
È un vuoto pesante, perché nel trasporto professionale il prezzo d’acquisto racconta solo una parte della storia. Energia, manutenzione, pedaggi, incentivi, residuo del veicolo e utilizzo giornaliero possono cambiare il risultato finale. A questo si aggiunge un elemento quasi sorprendente: oltre la metà delle imprese non conosce il prezzo dell’elettricità pagato nel proprio deposito né la capacità di connessione alla rete disponibile. Senza questi dati, valutare un investimento elettrico diventa più una scommessa che un piano industriale.
Sul piano dell’affidabilità, il settore appare ancora diviso. Il 41% delle aziende ritiene che i camion elettrici siano affidabili quanto quelli diesel, mentre solo l’8% li considera più affidabili dei mezzi a combustione. È una fotografia prudente, coerente con un mercato che osserva, misura, rinvia. Eppure i segnali degli early adopter sono meno freddi di quanto si potrebbe pensare. Le imprese che hanno già introdotto veicoli elettrici riportano feedback positivi dai conducenti, confermando che il contatto diretto con la tecnologia riduce molte riserve iniziali.
Per una flotta, il passaggio più sensato potrebbe quindi essere meno ideologico e più operativo: scegliere tratte compatibili, misurare consumi e tempi di ricarica, confrontare il TCO con dati interni, verificare la capacità elettrica del deposito. Il camion elettrico non è pronto per ogni missione. Su alcune rotte, però, potrebbe essere più vicino alla maturità di quanto molte aziende credano.
La questione infrastrutturale resta centrale. La rete pubblica di ricarica è citata dal 50% delle imprese come ostacolo alla diffusione di massa, ma per molte flotte il primo banco di prova sarà il deposito. Qui si decidono turni, tempi morti, rientri serali, potenza disponibile e costo dell’energia. Se oltre metà delle aziende non conosce il proprio prezzo dell’elettricità né la capacità di connessione alla rete, il problema è anche gestionale. Prima di acquistare un mezzo serve leggere la bolletta, parlare con il distributore locale, stimare i kWh necessari per turno, valutare eventuali lavori elettrici.
Sembra poco spettacolare, ma è lì che si costruisce una transizione sostenibile dal punto di vista economico. Per la logistica, il camion elettrico apre una fase nuova: meno annunci e più calcoli su tratte, carichi, tempi di ricarica e contratti energetici. La soddisfazione degli autisti è già un segnale utile. Ora tocca alle aziende trasformare quel segnale in numeri.
Ricevi la newsletter gratuita per rimanere aggiornato sulle ultime novità del mondo della logistica
