Un carico regolarmente destinato alla spedizione, un falso documento di trasporto e un uomo presentatosi in azienda prima del vettore effettivamente incaricato. È lo schema utilizzato nel furto di 147 capi di abbigliamento, per un valore superiore a 15.000 euro, avvenuto il 3 luglio 2025 presso un’azienda tessile di Castelplanio, nelle Marche. Il caso è tornato all’attenzione come esempio dei rischi legati alla verifica dell’identità dei soggetti che effettuano i ritiri delle merci.
L’uomo si era presentato presso l’azienda dichiarando di lavorare per il trasportatore incaricato della spedizione. La merce era effettivamente pronta per essere ritirata, ma il vettore autorizzato era un altro.
Per rendere credibile il ritiro erano stati utilizzati documenti di trasporto falsi. L’arrivo del presunto corriere era stato inoltre preceduto da una telefonata con cui venivano concordate le modalità di prelievo della merce. Una volta caricati i 147 capi sul furgone, l’uomo si era allontanato. Solo l’arrivo successivo del vero trasportatore aveva fatto emergere quanto accaduto.
Le indagini dei Carabinieri di Castelplanio hanno consentito di ricostruire il percorso seguito dal mezzo attraverso le informazioni raccolte e le immagini dei sistemi di videosorveglianza dell’azienda. L’uomo è stato quindi identificato e denunciato all’Autorità giudiziaria. Il trasportatore realmente incaricato della spedizione è risultato estraneo ai fatti.
L’episodio evidenzia una vulnerabilità concreta nelle operazioni di carico: una spedizione autentica può essere intercettata da chi dispone di informazioni sufficienti per presentarsi come parte legittima della catena logistica. In questi casi, la corrispondenza tra merce, ordine e momento del ritiro non è sufficiente se non viene verificata anche l’effettiva autorizzazione del vettore e del mezzo che si presenta al piazzale.
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