Le crisi dello Stretto di Hormuz, del Mar Rosso e del Canale di Suez stanno modificando rotte, tempi e assetti del commercio mondiale, spingendo carrier e operatori logistici verso deviazioni, transhipment e collegamenti alternativi. È uno dei principali temi analizzati dal Rapporto 2026 Italian Maritime Economy di SRM, dedicato al ruolo degli stretti strategici e alla trasformazione delle catene logistico-portuali.
Il nuovo scenario rafforza la rilevanza di porti, shipping e infrastrutture logistiche per la competitività dei sistemi produttivi e la sicurezza degli approvvigionamenti, mentre la geografia degli scambi internazionali continua a cambiare.
Dallo Stretto di Hormuz transitava il 37% del commercio mondiale di greggio, mentre la sua quasi chiusura ha coinvolto volumi equivalenti al 10% della produzione mondiale di petrolio. Parallelamente, le difficoltà lungo il Mar Rosso e il Canale di Suez hanno accelerato la ricerca di rotte alternative e nuove configurazioni delle supply chain.
Anche i flussi commerciali tra le principali economie stanno cambiando. Nel 2025 le importazioni statunitensi dalla Cina sono diminuite del 30%, mentre quelle provenienti dai Paesi ASEAN sono cresciute del 29%. Pechino ha contemporaneamente aumentato le esportazioni verso l’Africa del 25,8% e verso il Sud-Est asiatico del 13,4%.
Nonostante le tensioni che interessano Suez, nel 2025 i principali porti container del Mediterraneo hanno movimentato complessivamente oltre 72 milioni di TEU, con una crescita del 5,9%.
Il traffico container nell’area è inoltre previsto in aumento del 15% nel prossimo quinquennio, un ritmo superiore alla media mondiale. Il Mediterraneo conferma così il proprio ruolo di piattaforma di collegamento tra Europa, Asia e Africa, in uno scenario caratterizzato dalla crescente competizione tra rotte, porti e corridoi logistici.
Tra questi rientra anche l’IMEC, il corridoio economico India-Medio Oriente-Europa, inserito dal Rapporto tra le infrastrutture destinate a incidere sulla futura organizzazione dei commerci internazionali.
L’Italia mantiene un ruolo rilevante nel commercio internazionale. Nel 2025 il valore complessivo dell’interscambio con l’estero ha superato 1.200 miliardi di euro, con esportazioni pari a 643 miliardi. Circa un quarto degli scambi internazionali italiani in valore avviene via mare.
Nello stesso anno, le Autorità di Sistema Portuale italiane hanno movimentato 511 milioni di tonnellate di merci, il 3,5% in più rispetto all’anno precedente. A sostenere la crescita sono stati in particolare i container, arrivati a 132 milioni di tonnellate, e il traffico Ro-Ro, salito a 122 milioni.
L’Italia mantiene inoltre il primo posto europeo nello Short Sea Shipping, con 304 milioni di tonnellate movimentate e una quota di mercato del 15,6%.
La competitività del sistema logistico-portuale dipenderà sempre più dalla capacità di collegare gli scali alle reti ferroviarie, alle aree industriali e ai mercati internazionali. In Italia sono previsti oltre 13 miliardi di euro di investimenti destinati a ultimo miglio, infrastrutture ferroviarie, accessibilità marittima e digitalizzazione.
La sfida non riguarda quindi soltanto l’aumento dei volumi movimentati, ma la costruzione di connessioni più efficienti tra porti e territori produttivi. In questo quadro, intermodalità ferro-mare, digitalizzazione degli scali e nuove normative ambientali europee rappresentano alcuni dei principali fattori destinati a incidere sulla competitività futura della logistica italiana.
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