L’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Padova ha portato all’arresto di due soggetti e all’individuazione di quattro indagati per furto e ricettazione, rivelando un meccanismo illecito radicato direttamente nella filiera logistica. Il sistema si basava sulla collaborazione di un dipendente infedele di una società di logistica, incaricato di sottrarre ricambi e accessori destinati alla distribuzione ufficiale. La merce veniva poi convogliata verso una coppia che ne gestiva la commercializzazione. Il fenomeno non è episodico: le attività risultano operative almeno dal 2018, evidenziando una vulnerabilità strutturale nei controlli interni. Il caso dimostra come il magazzino, nodo centrale della supply chain, possa trasformarsi in punto di origine di flussi illegali se non adeguatamente presidiato. L’intervento ha incluso l’esecuzione di misure cautelari personali e perquisizioni nelle province di Padova, Venezia e Bologna, coinvolgendo oltre trenta militari.
La rete criminale aveva costruito un sistema di vendita articolato, sfruttando inizialmente piattaforme di e-commerce come Subito.it ed eBay, per poi evolvere verso una struttura più sofisticata. I responsabili avevano infatti costituito una ditta individuale con deposito a Padova e un sito web dedicato, conferendo un’apparenza di legalità alle operazioni. Questo modello ha consentito di raggiungere una diffusione significativa, con vendite non solo su scala nazionale, ma anche verso mercati internazionali come Giappone e Australia, grazie a prezzi particolarmente competitivi. Il vantaggio economico derivava direttamente dall’origine illecita dei prodotti, che bypassava i canali ufficiali di distribuzione delle case motociclistiche. L’indagine ha evidenziato come la combinazione tra accesso interno alle merci e strumenti digitali di vendita possa generare una filiera parallela altamente scalabile, difficilmente intercettabile senza un monitoraggio integrato tra logistica e canali commerciali.
L’inchiesta ha preso avvio dalla segnalazione di un’azienda bolognese, unica autorizzata alla produzione e commercializzazione di alcuni ricambi Ducati, che aveva rilevato ammanchi di magazzino. L’analisi degli annunci online e la ricostruzione della filiera commerciale hanno consentito di risalire all’origine illecita dei prodotti. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di circa 190 pezzi per un valore di 100 mila euro, tra serbatoi, cerchi, forcelle, freni e carene, oltre a una settantina di componenti Ducati non provenienti dalla rete ufficiale. L’indagine ha coinvolto anche una ditta di Galliera Veneta, collegata alla distribuzione dei ricambi, il cui legale rappresentante risulta tra gli indagati. Il caso evidenzia un punto critico per il settore: la necessità di rafforzare i sistemi di controllo interno, integrare strumenti di tracciabilità e monitorare i canali digitali. In un contesto in cui la distribuzione è sempre più omnicanale, la sicurezza della supply chain richiede un approccio sistemico, capace di prevenire deviazioni e proteggere l’integrità del mercato.
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