Secondo l’associazione, lo Stato non sta favorendo lo sviluppo della logistica. Nel mirino procedure doganali e fiscali, riforma porti e Authority.




Consulenza e Formazione

Logistica, i campanelli d’allarme di Alsea.

27 Giugno 2015

 Depositi doganali_Porti nazionaliPer favorire lo sviluppo della logistica servirebbero azioni incisive da parte dello Stato, ma ci si scontra con inefficienza e burocrazia.
Questo è quanto emerso in un recente convegno organizzato da Alsea, associazione che riunisce gli spedizionieri delle province di Milano, Pavia e Mantova.

Nel mirino dell’associazione ci sono procedure doganali e fiscali, spese per le Authority nazionali e incertezze sulla riforma dei porti.
Tramite Confetra, Alsea ha intrapreso tre azioni presso la Dg Taxud:

  • la prima riguarda l’articolo 303 del Testo Unico delle leggi doganali (Tuld) sulle sanzioni in dogana;
  • la seconda è sul il principio della neutralità dell’Iva;
  • la terza prende in esame il caso di un operatore che voglia contestare una sanzione della dogana.

La Dg Taxud adesso deve decidere se avviare una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.

Il presidente Alsea, Pietro Vavassori, contesta poi il proliferare di Authority nazionali, il cui costo è pagato dagli operatori: “Non è accettabile che si richieda alle imprese di farsi carico del loro mantenimento con un’ulteriore tassa”.

Per quanto riguarda il Piano dei porti e della logistica, “C’è bisogno di razionalizzare gli investimenti e non avere mille campanilismi.
Il punto è dedicare le poche risorse disponibili a pochi nodi”.





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