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Rete idroviaria padana: trasporto merci via fiume fra Trieste e Milano entro il 2015

Il 18 novembre a Rovigo c'è stato un incontro fra imprese e pubblica amministrazione per rendere le vie d'acqua una realtà




Logistica Sostenibile

Collegare l’Adriatico a Milano entro il 2015? Si può!

23 Novembre 2011

Il 18 novembre a Rovigo è avvenuto un incontro tra mondo industriale e politica amministrativa per confrontarsi sulla realizzazione del crocevia fluvio marittimo Milano-Trieste e sull’avvio dei progetti per rendere realtà una rete di trasporto merci che utilizzi le vie fluviali: per abbattere i costi del trasporto, decongestionare le strade e ridurre l’inquinamento.

Un incontro per passare dalle idee ai fatti

Trasportare un container da Milano a Venezia via fiume costerà la metà rispetto a un trasporto Milano – Genova via gomma: fino ad oggi si è parlato di come poter sfruttare le vie navigabili del nord Italia, ora è il momento di passare ai fatti.

Così il Consorzio per lo sviluppo del Polesine di Rovigo, l’Unione navigazione interna italiana (Unii) e la Provincia di Rovigo si sono incontrati a Rovigo il 18 novembre per concertare l’inizio della realizzazione delle opere utili per rendere concretamente navigabili i fiumi del nord Italia.

Tra i presenti, Mario Borgatti, presidente di Unii, che ricorda che l’Unione europea ha approvato il progetto per la realizzazione del crocevia fluvio-marittimo Milano-Trieste, finanziandolo con parte dei 50 miliardi di euro messi a disposizione per le progettazioni simili in tutto il continente.

«E’ la prima volta che mondo industriale e politica amministrativa si sono incontrati in un convegno per confrontarsi sulle esigenze degli uni verso gli altri – spiega Borgatti – Abbiamo spiegato più volte che, favorendo queste progettazioni, andiamo verso un maggiore rispetto dell’ambiente, ma non solo, favoriremmo anche scambi economici che attualmente non avverrebbero perché assai costosi».

Il presidente di Consvipo, Angelo Zanellato, ricorda che già alcune importanti aziende locali sfruttano lo spostamento di merci attraverso le chiatte che navigano nel Canalbianco.

«L’area dell’interporto di Rovigo diventerà il punto nevralgico della navigazione delle merci da Milano a Trieste». Una chiatta trasporta 90 container a costi veramente concorrenziali rispetto alla gomma.
«E’ il momento di attivare la fase procedurale di questa importante sfida del nostro territorio – conclude Zanellato – Il nostro territorio potrebbe diventare il punto strategico per la logistica del Nord est dell’Italia, sfruttiamo l’occasione». Del resto, l’Europa ci crede.

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Le reti idroviarie nel contesto europeo


L’Unione Europea ha identificato il ruolo strategico delle rotte marittime fin dal 1992 con il trattato di Maastricht, prefigurando una rete Transeuropea di trasporti integrata e intermodale per migliorare e potenziare i collegamenti.

All’interno di questa Rete, l’idrovia Padana rappresenta un obiettivo prioritario: oggi il canale navigabile Cremona Mantova mare, con un percorso di circa 280 chilometri, attraversa quattro province: un territorio che dispone di una dotazione infrastrutturale ancora da sviluppare e implementare, ma che ha tutte le potenzialità per inserirsi a pieno titolo nel modello reticolare a livello europeo.

Il trasporto fluviale è già disponibile per servire il mercato della pianura padana, con un totale di merci trasportate dal 2003 al 2008 di 2.000.000 tonn. a cui corrispondono oltre 70.000 TIR tolti dalle arterie stradali.
Una modalità che può e deve essere adeguatamente sfruttata, così come viene fatto in Europa.

Negli anni i canali e i fiumi del nord Italia sono stati dotati di infrastrutture perché l’idea di renderli navigabili c’è sempre stata, ma mai come oggi si sente l’esigenza di poter sfruttare meglio questa risorsa.

Trasportare merci a basso costo, e più lontano, è il traguardo che si vuole raggiungere. La sfida di collegare l’Adriatico a Milano entro il 2015 è il chiaro segnale che il mondo imprenditoriale vuole aprire la direzione verso nuovi mercati.


Il presente e il futuro delle vie d’acqua


«Nell’ultimo ventennio – spiega ancora il presidente di Confindustria Mantova, Alberto Truzzi – si sono investite ingenti risorse finanziare per infrastrutture nella rete navigabile, purtroppo chi ha strutturato queste opere non lo ha fatto con lungimiranza ed oggi ci troviamo con bensì otto ponti che limitano la navigabilità perché costruiti troppo bassi per poter far navigare chiatte di classe V».

Questo denota che, negli anni, non c’è stata una adeguata pianificazione della rete fluviale ed ora c’è l’urgenza di rendere queste autostrade d’acqua percorribili.
Al Polesine, quindi, viene riservato il ruolo di regista di tutta la progettazione della rete navigabile interna.

«E’ importante progettare insieme la rete – afferma il vice presidente della Provincia di Mantova, Giovanna Martelli -. In questo periodo di grave crisi economica è giusto pianificare con lungimiranza la realizzazione del corridoio navigabile.

La Provincia di Mantova approva questo progetto anche per il rispetto dell’ambiente che si andrà a creare: togliere camion dalla strada significa ridurre la Co2 nell’atmosfera».
La sfida non sarà facile, spiega Mario Borgatti, presidente Unii, ma è ottimista nel ottenere i risultati entro il prossimo 2015.

«Si aprono le prospettive di appetibilità per il Polesine – afferma Gian Michele Gambato presidente di Unindustria Rovigo -. Poter offrire una intermobilità come quella che è già presente all’Interporto, che permette di trasportare merci in tutto il nord Italia, fungerà da richiamo per imprenditori italiani e a mio parere anche per imprenditori europei». E non c’è solo la riduzione dei costi, ma anche un abbassamento dell’impatto ambientale e la netta riduzione di Co2 nell’atmosfera.

«Il futuro è l’acqua – afferma il presidente di Interporto Antonello Contiero – L’Europa vuole questo e per favorire lo spostamento via acqua finanzia tutti i progetti.
Il Polesine deve approfittarne e progettare il suo futuro pensando all’autostrada che ci collega direttamente a Milano.
Utilizzare i fiumi significa rispettare anche il protocollo di Kyoto e non disperdere nell’ambiente Co2 in più.
Insomma abbiamo una grande possibilità da poter sfruttare, Rovigo in primis dato che è la prima città con il primo porto a 60 chilometri dal mare e che, con la sua intermobilità, può essere un ottimo punto scambiatore per gomma e rotaia».

Sfruttando i corsi d’acqua non solo si creerebbero risorse per il territorio, ma si ridurrebbero catastrofi come quelle appena assistite in Liguria. «Poter navigare i fiumi – spiega l’assessore alla mobilità di Rovigo Franco Berti – significa tenere controllati ed in ordine tutti i corsi d’acqua, dragarli, pulirli ma soprattutto garantire sempre la stessa portata adottando il sistema delle chiuse, perciò investire nei corsi d’acqua non solo è una risorsa per l’economia ma è una vera prevenzione delle alluvioni».





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