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European Shippers Council supporta il dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità

L’European Shippers Council accoglie la direttiva del Parlamento Europeo sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità




Trasporti Nazionali e Internazionali

European Shippers Council supporta il dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità

17 Maggio 2024

European Shippers Council accoglie con favore la nuova Direttiva sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (CSDDD), approvata dal Parlamento Europeo, anche se è stata rivista e indebolita rispetto al testo precedente.
Questa legislazione mira a promuovere una produzione più sicura e pulita nelle catene di approvvigionamento globali.
Secondo la direttiva, le aziende coperte dalla normativa sono responsabili dei potenziali danni ambientali e sociali lungo l’intera catena del valore.

Le nuove regole si applicano alle aziende con oltre 1000 dipendenti (rispetto ai 500 nel testo originale) e a quelle con un fatturato superiore a 450 milioni di euro.
È significativo che solo lo 0,1 percento delle aziende sarà direttamente soggetto alla legislazione.
Inoltre, l’impatto delle aziende sull’ambiente e il coinvolgimento del settore finanziario nella legislazione sono stati ridimensionati.

Questi sono i prossimi passi per la legislazione: dal 2024 al 2026 gli Stati membri dell’UE recepiranno la CSDDD nel diritto nazionale; nel 2026 e 2027 la CSDDD entrerà in vigore a livello nazionale; dal 2027 le aziende con oltre 5000 dipendenti e un fatturato netto di 1.500 milioni di euro dovranno conformarsi; dal 2028 le aziende con oltre 3000 dipendenti e un fatturato netto di 900 milioni di euro dovranno conformarsi; dal 2029 le aziende con oltre 1000 dipendenti e un fatturato netto di 450 milioni di euro dovranno conformarsi.

Se le aziende non rispetteranno i requisiti della Direttiva sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (CSDDD), potrebbero essere soggette a un’ordinanza di conformità o a sanzioni finanziarie proporzionali al loro fatturato, fino al 5% del fatturato globale netto dell’azienda.

Di Matteo Nenciolini





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