La propulsione elettrica inizia a trovare applicazioni concrete anche nel trasporto fluviale e marittimo a corto raggio. La Cina sta sperimentando questa tecnologia su portacontainer di dimensioni crescenti, mentre in Europa si sviluppano soprattutto chiatte destinate alla distribuzione urbana, ai servizi portuali e al trasferimento delle merci lungo i corsi d’acqua.
Uno dei progetti più recenti è la Ningyuan Diankun, portacontainer elettrica entrata in servizio commerciale in Cina nell’aprile 2026. La nave misura 127,8 metri di lunghezza, può trasportare 742 TEU ed è alimentata da dieci moduli batteria containerizzati, con una capacità complessiva vicina ai 20 MWh. Il sistema consente sia la ricarica tramite collegamento alla rete elettrica portuale sia la sostituzione dei container-batteria.
La soluzione dei moduli intercambiabili punta a limitare i tempi di fermo, uno degli elementi critici per l’impiego delle batterie nei servizi commerciali. La nave è destinata prevalentemente a collegamenti costieri e feeder, dove rotte programmate e distanze contenute permettono di pianificare con maggiore precisione consumi e ricariche.
La Ningyuan Diankun si aggiunge ad altri progetti cinesi, tra cui la COSCO Shipping Green Water 01, portacontainer fluvio-marittima da 700 TEU consegnata alla fine del 2023, e la Zhongtiandianyun 001, unità da carico elettrica da 1.000 tonnellate sperimentata sullo Yangtze già nel 2020.
In Europa le applicazioni restano generalmente più contenute e concentrate sulla logistica urbana. A Lione opera dal 2024 Evoli, chiatta elettrica gestita da Ecofluv e progettata per il trasporto di merci lungo il Rodano e la Saona.
L’unità misura 27 metri di lunghezza e 7,5 metri di larghezza, ha una capacità di carico di 143 tonnellate ed è equipaggiata con due motori elettrici da 130 kW. Un singolo viaggio può sostituire, in termini di capacità, circa tre autoarticolati. Le dimensioni sono state definite per consentire l’attracco presso una trentina di banchine fluviali, comprese quelle caratterizzate da spazi e infrastrutture limitati.
La chiatta può trasportare pallet, piccoli colli, materiali industriali e carichi ingombranti. Dispone inoltre di gru, passerella regolabile e sistemi idraulici per operare in differenti condizioni di carico e scarico. L’autonomia può raggiungere sei ore e 34 pannelli fotovoltaici, distribuiti su circa 100 metri quadrati, contribuiscono ad alimentare i servizi di bordo.
Evoli non svolge soltanto attività di trasporto. La configurazione permette anche di raccogliere acque reflue da imbarcazioni e strutture lungo il fiume, trasferendole verso gli impianti di trattamento, e di distribuire AdBlue ai mezzi diesel utilizzati nelle aree fluviali.
Il progetto ha richiesto un investimento complessivo di 3,25 milioni di euro, sostenuto anche da Voies navigables de France, dall’agenzia francese ADEME e da fondi europei FESR gestiti dalla Regione Alvernia-Rodano-Alpi. La presenza di finanziamenti pubblici evidenzia il peso ancora rilevante dei costi iniziali legati a costruzione, batterie e infrastrutture di ricarica.
Le esperienze cinesi ed europee mostrano due differenti direzioni di sviluppo: portacontainer elettriche dedicate ai collegamenti programmati e chiatte più flessibili per la distribuzione urbana e periurbana. In entrambi i casi, la sostenibilità operativa dipende dalla disponibilità di banchine attrezzate, connessioni elettriche, sistemi di ricarica e terminal intermodali.
In Italia il trasporto fluviale elettrico resta circoscritto a poche sperimentazioni e imbarcazioni specialistiche. La presenza di competenze industriali nella propulsione elettrica, affiancata da una rete di vie d’acqua spesso sottoutilizzata, rappresenta una possibile base tecnologica. Lo sviluppo di una vera filiera logistica richiederebbe però interventi coordinati su navigabilità, terminal, accessibilità delle banchine e integrazione con il trasporto stradale e ferroviario.
Ricevi la newsletter gratuita per rimanere aggiornato sulle ultime novità del mondo della logistica
