L’Emilia-Romagna prova a rafforzare il traffico merci ferroviario con una formula che nel settore logistico viene evocata da anni ma raramente tradotta in operatività condivisa. Quattro operatori strategici della supply chain regionale hanno infatti costituito Roler, acronimo di Rete Operatori Logistica Emilia-Romagna. A siglare l’intesa sono stati Interporto Bologna, Dinazzano Po, Sapir e Rail Traction Company. L’obiettivo è chiaro: creare un’offerta intermodale coordinata, capace di collegare industria, porto e corridoi europei attraverso una regia comune.
L’accordo, della durata iniziale di tre anni, nasce in una fase delicata per il cargo ferroviario italiano. Nel 2025 il trasporto merci su ferro ha registrato un calo nazionale del 3,7%, dato che ha riacceso il dibattito sulla necessità di integrare infrastrutture, terminal e operatori. In questo scenario Roler tenta di superare una storica frammentazione del comparto regionale, mettendo insieme competenze complementari: Dinazzano Po presidia il traffico ferroviario merci regionale, Sapir governa uno dei principali snodi portuali dell’Adriatico, Interporto Bologna rappresenta il maggiore hub logistico dell’Emilia-Romagna, mentre Rail Traction Company opera nei collegamenti ferroviari internazionali.
Il progetto guarda soprattutto ai flussi europei. La rete intende rafforzare i collegamenti tra il Porto di Ravenna e il Brennero, sfruttando il posizionamento geografico dell’Emilia-Romagna lungo tre corridoi TEN-T. Un passaggio tutt’altro che marginale: i finanziamenti europei destinati alle infrastrutture ferroviarie e intermodali tenderanno infatti a privilegiare reti capaci di generare massa critica e interoperabilità.
Nel piano entra anche il nuovo terminal ferroviario previsto all’Interporto di Bologna entro il 2027. L’infrastruttura sarà dotata di cinque binari da 750 metri e due gru a portale, standard ormai indispensabili per sostenere i convogli merci europei di ultima generazione. Stefano Caliandro, presidente di Interporto Bologna, ha ricordato come le aziende insediate nel polo generino oltre 1,5 miliardi di euro di fatturato e circa 6.700 posti di lavoro. Numeri che spiegano perché la partita ferroviaria non riguardi soltanto la sostenibilità ambientale, ma anche la competitività industriale della regione.
L’aspetto più interessante dell’operazione riguarda il metodo. Roler nasce infatti come piattaforma aperta ad altri partner industriali e logistici. La Regione Emilia-Romagna e il Comune di Bologna hanno definito l’accordo coerente con la nuova legge sul sistema logistico regionale e con il progetto di Zona logistica semplificata. Tradotto in termini operativi, significa costruire una governance più stabile tra terminal, operatori ferroviari e infrastrutture portuali.
Per anni il mercato italiano del trasporto merci ha sofferto una gestione a compartimenti stagni: terminal scollegati, relazioni commerciali isolate, programmazione limitata ai singoli nodi. La scelta di condividere investimenti, progettualità e dialogo istituzionale prova a invertire questa impostazione. In filigrana emerge anche un tema spesso sottovalutato: il ferro diventa competitivo quando esiste continuità lungo tutta la catena logistica, dal porto al terminal inland fino all’ultimo miglio industriale.
L’Emilia-Romagna tenta quindi di giocare d’anticipo. E lo fa partendo da un dettaglio concreto, spesso trascurato nei convegni: mettere attorno allo stesso tavolo operatori che, fino a ieri, lavoravano su tratte e specializzazioni differenti.
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