La professoressa Bahar Aliakbarian dell’Università del Michigan spiega come funziona la catena di produzione e di distribuzione legata ai vaccini anti Coronavirus




Servizi e accessori per il trasporto

Produzione e trasporto di vaccini contro il Covid-19, come avvengono?

11 Dicembre 2020

Procedure di trasporto particolari e delicate, conservazioni specifiche e tecnologie avanzate sono i principali parametri da adottare, seguire e rispettare per quanto riguarda il trasporto dei vaccini contro il Covid-19.

A tal proposito è intervenuta la professoressa Bahar Aliakbarian, docente presso la School of Packaging dell’Università del Michigan, spiegando in che modo sarà organizzata la logistica delle prime preparazioni anti Coronavirus e in che modo verranno distribuiti i vaccini.

Ad essere stato approvato è il vaccino BNT162b2, del colosso farmaceutico americano Pfizer e di BioNTech, che deve essere mantenuto tra i – 70 e i – 80° C. Questo sarà trasportato in una scatola termica ad hoc e resta stabile solo per 5 giorni in frigorifero.
Altro vaccino sarà l’mRNA-1273 di Moderna Inc. e NIAID, che può essere conservato per un mese a 2 – 8° C e per 6 mesi a – 20° C in un freezer, mentre resiste a temperatura ambiente per 12 ore.

Entrambe le preparazioni e i trasporti di questi vaccini richiedono ovviamente delle strutture e una catena di spedizione specifica, che abbia infrastrutture, mezzi e dispositivi in grado di garantire di mantenere stabile il vaccino.

“I vaccini prodotti da Moderna saranno spediti dalle fabbriche europee e americane presso un centro di distribuzione che si trova a Irving, in Texas, dove si trovano “batterie” di congelatori in grado di conservare a lungo gli stock delle preparazioni. Da qui verranno poi smistate verso ospedali, farmacie e altri centri di somministrazione”, ha spiegato professoressa Aliakbarian in un articolo su The Conversation.

“Per quanto riguarda Pfizer invece sta invece producendo il proprio vaccino nella città di Kalamazoo, nel Michigan. Da questo impianto i vaccini vengono trasferiti solo verso le strutture in grado di garantire la conservazione “ultrafredda”, necessaria per non far deteriorare il delicato BNT162b2”, specifica la professoressa Aliakbarian.

Si tratta dunque di una sfida non molto semplice per tutti gli scienziati a gli addetti che stanno lavorando a questo importante esperimento.





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