L’intelligenza artificiale sta diventando una delle principali direttrici di evoluzione per logistica e supply chain. Secondo uno studio dell’Osservatorio Contact Logistics del PoliMi, tra le aziende committenti, il 30% ha già adottato soluzioni di AI in attività legate alla logistica e alla supply chain. Nei prossimi tre anni, il livello di adozione potrebbe salire al 44%, considerando un’ulteriore quota di imprese intenzionate a introdurre queste tecnologie.
Il dato conferma che l’AI non è più un tema esclusivamente sperimentale, ma sta entrando progressivamente nei processi operativi. La sua diffusione si inserisce nel percorso di digitalizzazione avviato da anni nel settore, con l’obiettivo di rendere più efficiente la gestione dei flussi, migliorare la qualità delle decisioni e supportare la capacità di risposta delle supply chain.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda le modalità di applicazione dell’AI. L’introduzione dell’intelligenza artificiale tende oggi a potenziare le capacità dei lavoratori più che a sostituirle. Il potenziamento riguarda il 24% delle aziende, mentre l’automazione interessa l’11%. In prospettiva, nei prossimi anni sono previsti ulteriori incrementi: +10% per il potenziamento e +4% per l’automazione.
Questo orientamento conferma la centralità di un modello “human in the loop”, in cui le tecnologie supportano l’operatore, il planner, il responsabile logistico o il decisore aziendale, senza eliminare il ruolo delle competenze umane. Il tema è particolarmente rilevante in un settore in cui mancano circa 60.000 lavoratori e in cui l’efficienza dei processi dipende anche dalla capacità di valorizzare le persone disponibili.
Le imprese che hanno già adottato soluzioni AI in logistica indicano benefici su diverse dimensioni operative. Il miglioramento del livello di servizio e l’aumento della qualità dei processi ottengono entrambi una valutazione pari a 7,9 su una scala da 1 a 10. Seguono l’aumento della produttività, con 7,8, la riduzione dei costi, con 7,6, e il miglioramento della sostenibilità ambientale, con 7,4.
Il quadro mostra come l’AI venga associata a benefici trasversali, non limitati alla sola efficienza economica. Per le supply chain, il valore può riguardare contemporaneamente tempi di risposta, accuratezza dei processi, qualità del servizio, produttività delle risorse e capacità di ridurre impatti o sprechi.
L’adozione dell’intelligenza artificiale richiede però condizioni abilitanti precise. Tra gli elementi di successo dei progetti emergono la disponibilità e qualità dei dati, la disponibilità di risorse IT, la propensione all’adozione di nuove tecnologie e la presenza di competenze adeguate. I punteggi indicati sono molto vicini tra loro, compresi tra 7,6 e 7,7 su una scala da 1 a 10.
Il messaggio è chiaro: l’AI non può essere introdotta in modo efficace senza una base informativa solida e senza capacità organizzative coerenti. La qualità dei dati, l’integrazione dei sistemi e le competenze delle persone diventano elementi decisivi per trasformare una tecnologia in uno strumento realmente utile ai processi logistici.
Tra le aziende che non hanno ancora adottato soluzioni AI in logistica, le principali perplessità riguardano i benefici attesi in termini di costo e servizio, valutati 7,7 su una scala da 1 a 10. Seguono la disponibilità e qualità di dati o informazioni strutturate, con 7,6, il livello di sviluppo dei sistemi informativi aziendali, con 7,5, e l’allineamento con la strategia aziendale, con 7,3.
La prudenza non sembra quindi dipendere solo da una resistenza culturale alla tecnologia. Incidono anche aspetti concreti: maturità digitale, qualità delle informazioni, capacità di misurare il ritorno dei progetti e coerenza con le priorità aziendali. Per molte imprese, la domanda non è soltanto se adottare l’AI, ma dove applicarla, con quali dati, con quali competenze e con quali risultati attesi.
Un sistema di AI può percepire, interpretare, ragionare, processare e decidere attraverso diverse capacità tecnologiche. Nel contesto logistico, queste funzioni assumono valore solo se integrate nei processi reali: pianificazione, trasporto, magazzino, gestione delle scorte, controllo degli eventi, servizio al cliente e supporto alle decisioni.
La crescita dell’intelligenza artificiale nella logistica appare quindi legata alla capacità delle imprese di combinare tecnologia, dati e competenze. L’AI può diventare un fattore di evoluzione della supply chain, ma il suo impatto dipende dalla qualità dell’integrazione con il lavoro umano e con i sistemi organizzativi già presenti.
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