Il magazzino Kamila, a Parma, si prepara alla chiusura entro l’inizio di agosto. La cooperativa Md Service ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per circa 90 addetti impiegati nel sito logistico collegato a Coop Alleanza 3.0. Una decisione che riporta al centro il tema della fragilità occupazionale nella logistica in appalto e che rischia di avere effetti immediati sul tessuto economico locale.
Secondo quanto comunicato dal sindacato Adl Cobas, i lavoratori avevano già segnalato da mesi il progressivo calo dei volumi operativi e lo svuotamento delle attività del magazzino. Segnali concreti. Meno mezzi in ingresso, turni ridotti, movimentazioni rallentate. Fino a pochi giorni fa, però, l’ipotesi di una chiusura imminente sarebbe stata esclusa. La comunicazione ufficiale della procedura di licenziamento è quindi arrivata in modo improvviso, lasciando decine di famiglie senza indicazioni sul futuro occupazionale.
Al centro della vicenda ci sono le scelte industriali legate alla riattivazione del polo distributivo di Anzola dell’Emilia. Secondo Adl Cobas, parte delle attività oggi svolte a Parma sarebbe stata trasferita nel sito emiliano, già teatro in passato di una vertenza occupazionale molto dura che aveva coinvolto oltre 200 lavoratori. Un dettaglio che pesa, perché evidenzia ancora una volta come i cambiamenti nella geografia dei flussi logistici possano produrre effetti immediati sull’occupazione.
Il sindacato punta il dito anche contro il modello degli appalti nella supply chain distributiva. La gestione operativa affidata a cooperative e consorzi, spiegano i rappresentanti dei lavoratori, renderebbe più semplice scaricare sui fornitori finali l’impatto delle riorganizzazioni industriali. In questo caso, Md Service ha dichiarato di non avere strumenti alternativi ai licenziamenti e di poter garantire esclusivamente l’accesso alla Naspi.
La gestione della comunicazione ha aumentato ulteriormente la tensione. Al momento dell’annuncio dei licenziamenti, davanti ai cancelli del magazzino erano presenti forze dell’ordine e carabinieri. Una circostanza che il sindacato ha definito “un segnale pessimo”, contestando l’assenza preventiva di un confronto istituzionale e sindacale.
La vicenda Kamila torna ad accendere i riflettori su un tema che nel settore logistico resta irrisolto: la distanza tra chi prende le decisioni strategiche sulla rete distributiva e chi subisce gli effetti operativi di quei cambiamenti. In mezzo ci sono magazzini che chiudono, attività che si spostano di poche decine di chilometri e lavoratori che restano fermi ai cancelli.
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