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Tra costi ed emissioni: il ruolo della digitalizzazione nella logistica
Digitalizzazione, AI e infrastrutture: la svolta della logistica


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Tra costi ed emissioni: il ruolo della digitalizzazione nella logistica

16 Aprile 2026

La logistica rappresenta circa il 9% del PIL italiano, secondo le stime di Confindustria, confermandosi un nodo strategico per l’economia e, al tempo stesso, uno dei settori a maggiore impatto ambientale. In questo contesto, la digitalizzazione emerge come leva concreta per ridurre inefficienze quotidiane: ritardi nelle consegne, congestioni infrastrutturali e tempi di attesa nei magazzini. Durante l’evento Be Digital, tenutosi a Genova il 10 aprile, è emerso un punto chiave: sensori, piattaforme di condivisione dati e intelligenza artificiale stanno trasformando la gestione dei flussi logistici, introducendo una nuova logica operativa basata su previsione e ottimizzazione. Non si tratta di innovazione incrementale, ma di un cambiamento strutturale che incide su costi, tempi e sostenibilità.

Dati e AI: efficienza operativa e riduzione delle emissioni

L’integrazione di tecnologie digitali consente di intervenire su due fronti critici: infrastrutture e trasporti. La manutenzione predittiva, basata su sensori e raccolta dati, permette di anticipare criticità su strade e ponti, evitando chiusure improvvise e deviazioni che generano chilometri aggiuntivi, consumo di carburante e aumento delle emissioni.

Parallelamente, l’intelligenza artificiale applicata ai trasporti consente di ottimizzare i flussi attraverso:

  • riduzione dei chilometri percorsi a vuoto;
  • incremento del coefficiente di riempimento dei mezzi;
  • diminuzione dei tempi di attesa nei magazzini;

Questi interventi producono un doppio effetto: migliorano l’efficienza operativa e contribuiscono a contenere l’impatto ambientale, rafforzando al contempo la competitività del sistema logistico nazionale.

Sostenibilità e misurazione: verso un nuovo paradigma ESG

La digitalizzazione non si limita all’ottimizzazione operativa, ma introduce strumenti fondamentali per la misurazione delle performance ambientali e sociali. La raccolta e l’analisi dei dati diventano essenziali per la redazione dei bilanci di sostenibilità, portando a una evoluzione del paradigma ESG. L’integrazione della dimensione digitale come elemento abilitante, ESGD, evidenzia come i dati siano ormai centrali nelle strategie aziendali, non solo per migliorare i processi, ma anche per rendicontare in modo preciso gli impatti. Questo passaggio segna una trasformazione culturale, in cui la tecnologia diventa parte integrante delle decisioni strategiche.

Il nodo delle PMI e il ruolo degli incentivi

Nonostante il potenziale, la transizione digitale presenta una criticità strutturale: il rischio di una crescita a due velocità. Le grandi aziende dispongono delle risorse per investire, mentre le PMI – che rappresentano oltre il 90% del tessuto produttivo italiano – incontrano difficoltà legate ai costi. Gli incentivi pubblici si confermano quindi determinanti, come dimostra il bando da 157 milioni di euro del PNRR per l’upgrade tecnologico, che ha coinvolto circa 1.300 imprese. Tuttavia, la sfida è garantire continuità oltre i fondi europei. Senza un supporto strutturale, il rischio è che la digitalizzazione resti incompleta, limitando i benefici in termini di efficienza, sostenibilità e competitività dell’intero sistema logistico.

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