Nel dibattito sulla competitività del sistema Paese, la logistica continua a essere trattata come una funzione operativa e non come una leva strategica. Eppure, i dati raccontano una realtà diversa. Secondo le analisi richiamate da Mino Giachino, presidente di Saimare, la mancanza di governo della logistica ha generato negli ultimi quindici anni una perdita stimata in circa 90 miliardi di euro di PIL. Il tema non è nuovo.
Già negli anni del Piano Nazionale della Logistica 2011-2020 era emersa una criticità chiave: ogni anno circa un milione di container non transitava dai porti italiani, con un impatto diretto su occupazione, entrate fiscali e valore aggiunto generato lungo la filiera. In quel contesto, Confetra stimava una perdita pari a 6 miliardi di euro l’anno, una cifra che, proiettata nel tempo, restituisce la dimensione di un ritardo sistemico. La logistica, in altre parole, non è un costo da comprimere ma un’infrastruttura economica da governare.
Il punto centrale non riguarda l’assenza di analisi, ma la mancanza di continuità nell’azione politica. Il lavoro della Consulta Nazionale dei Trasporti e della Logistica, supportato da un comitato scientifico composto da figure di primo piano come Gros-Pietro, Giordano, Dallari, Boitani, Riguzzi, Bologna e Bigone, aveva individuato con precisione le criticità e definito una serie di proposte operative. Tuttavia, lo scioglimento della Consulta durante il Governo Monti ha interrotto questo percorso, lasciando incompiute misure che avrebbero potuto incidere sulla competitività del sistema logistico italiano.
Il risultato è stato un progressivo spostamento dei flussi verso i porti del Nord Europa, confermato anche dalle analisi di SRM per Contship. In questo scenario, la logistica non ha perso solo traffici, ma centralità nelle politiche industriali del Paese, con effetti che si riflettono ancora oggi sulla capacità di attrarre investimenti e generare valore.
Il tema dei container è solo la manifestazione più evidente di una questione più ampia.
Quando un flusso logistico viene intercettato altrove, si perdono una serie di ricadute economiche difficilmente recuperabili:
La perdita di competitività non è quindi episodica, ma strutturale. Senza una regia nazionale capace di coordinare infrastrutture, politiche industriali e innovazione, il rischio è quello di continuare a subire la concorrenza internazionale. La logistica è un moltiplicatore economico, ma solo se inserita in una visione strategica. In caso contrario diventa un punto di dispersione di valore. Il dibattito che si terrà a Genova il 9 aprile, con il contributo di Gian Enzo Duci e Fabrizio Vettosi, riporta al centro una domanda che il settore non può più rimandare: quale ruolo vuole giocare l’Italia nei flussi globali dei prossimi anni.
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