Il settore logistico italiano torna al centro dell’attenzione giudiziaria. La procura di Milano ha disposto il sequestro preventivo di oltre 24 milioni di euro alla filiale italiana di CEVA Logistics, multinazionale della supply chain con circa 110mila dipendenti in oltre 170 paesi e miliardi di euro di fatturato annuo. Contestualmente risultano indagati l’amministratore delegato e due manager della società per presunti reati di natura tributaria.
Il provvedimento coinvolge anche CEVA Ground Logistics Italy, società del gruppo con sede ad Assago (Milano) che gestisce spedizioni per conto della capogruppo: per questa realtà la procura ha disposto un sequestro preventivo di quasi 3 milioni di euro. Secondo gli investigatori, le due società avrebbero tratto parte dei loro profitti affidando attività operative a fornitori esterni che evasero sistematicamente l’IVA utilizzando manodopera irregolare.
L’indagine ruota attorno a un meccanismo che la procura definisce “società serbatoio”, cioè cooperative, consorzi o microaziende a cui vengono subappaltate attività operative nei magazzini. Queste realtà, spesso composte da pochi addetti e caratterizzate da cicli di vita molto brevi, permetterebbero di rendere opaca la responsabilità lungo la filiera.
Secondo quanto emerso dalle indagini, nelle aziende coinvolte sarebbero state adottate pratiche irregolari finalizzate a ridurre il carico fiscale e contributivo. Tra i metodi contestati figurano:
Questi schemi consentirebbero alle imprese coinvolte di ridurre drasticamente i costi del lavoro, generando margini economici rilevanti lungo la catena di subappalto.
Il provvedimento contro CEVA Logistics non rappresenta un caso isolato. La procura di Milano, in particolare il procuratore Paolo Storari, sta portando avanti da anni un filone investigativo dedicato alle filiere della logistica, uno dei comparti che negli ultimi anni ha registrato la crescita più significativa dell’economia italiana.
L’approccio adottato dagli investigatori è cambiato rispetto al passato. Tradizionalmente le indagini partivano dalle cooperative e dalle imprese più piccole per risalire la filiera. Oggi la strategia è opposta: le indagini partono direttamente dai grandi gruppi che beneficiano economicamente del sistema di subappalti, analizzando i flussi finanziari e la struttura contrattuale delle filiere.
In questo contesto il sequestro preventivo rappresenta uno strumento previsto dal codice penale che consente di sottrarre alle aziende somme equivalenti ai presunti profitti ottenuti attraverso il mancato pagamento di imposte o contributi. La misura viene applicata prima dell’avvio del processo sulla base delle evidenze raccolte durante le indagini.
Negli ultimi anni la procura di Milano ha avviato procedimenti analoghi nei confronti di numerosi operatori della logistica e dei trasporti. Tra i gruppi citati nei provvedimenti figurano DHL, GLS, BRT, Geodis, UPS e FedEx. Secondo le stime contenute nei documenti giudiziari, le operazioni investigative avrebbero generato incassi per lo Stato superiori a un miliardo di euro tra sequestri e recuperi fiscali.
Parallelamente, diversi procedimenti si sono conclusi con accordi tra aziende e autorità giudiziarie che hanno portato a:
Secondo le stime riportate dalla stessa procura nel provvedimento relativo a CEVA Logistics, oltre 54mila lavoratori sarebbero stati regolarizzati grazie alle misure adottate negli ultimi anni. Un dato che evidenzia come la gestione delle filiere di appalto nella logistica rappresenti oggi uno dei nodi strutturali più rilevanti per l’intero settore della supply chain.
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