25 marzo 2020

Cruscotti e KPI

di Stefano Bianchi
Poche aziende misurano le proprie prestazioni logistiche in maniera corretta, sia perché utilizzano per misurare KPI (Key Performance Indicators) non corretti, sia perché spesso i numeri con i quali calcolano i suddetti KPI sono a loro volta sbagliati.

Ma poi, in fondo, perché si misura? Forse per fare benchmarking, ovvero per confrontarsi con i concorrenti?

No, si misura per confrontarsi con se stessi.

Per guardarsi dentro in modo il più possibile oggettivo. Si misura una prima volta per capire dove e quanto dobbiamo migliorare, e poi si continua a misurare per capire se in effetti siamo migliorati davvero oppure non è cambiato nulla. Misurare ha senso solo se continuiamo a farlo: una volta sola non serve!

L’unico benchmarking credibile può essere quello utilizzato per confrontare tra loro i membri di un gruppo di lavoro, per misurare le differenze, fissare le prestazioni obiettivo, ragionare sugli standard.

A volte, poi, capita che le aziende partano dal fondo, ovvero non si accontentino di uno, due, tre KPI, ma ambiscano direttamente alla costruzione del mitico cruscotto.

Un cruscotto per il monitoraggio delle prestazioni, sia in logistica che in altre aree aziendali, deve essere composto da alcuni indicatori, non troppi, non pochi, che consentano a chi lo guarda di ricavare informazioni utili su come agire per migliorare la situazione.

Per questo motivo, per esempio, indici troppo complessi, dei quali si fa fatica a “vedere” il significato “fisico” sono inutili, se non dannosi.

Gli indici devono essere semplici e spietati: semplici da interpretare e spietati nel dipingere la situazione esattamente come è. Troppi indici semplici sono dispersivi, pochi indici complessi risultano di difficile interpretazione.

Proviamo semplicemente a crederci, a misurare davvero per migliorare.

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