Logistica: spessa flessibilità è una scusa per mascherare uno scarso risultato.




26 Febbraio 2020

Contro la flessibilità

La flessibilità, nelle aziende, è sempre stata considerata una grande virtù.

La logistica non fa eccezione a questa regola, anzi: spesso la logistica viene considerata la funzione aziendale che per definizione deve garantire la massima flessibilità all’azienda stessa e ai propri clienti.

Avendo a che fare da diversi anni con i famigerati K.P.I. (Key Performance Indicators) Logistici, tuttavia mi è capitato in diverse occasioni di toccare con mano come spesso flessibilità ed efficienza facciano fatica ad andare a braccetto.

A volte, purtroppo, ho potuto constatare come la flessibilità venisse utilizzata come motivazione per giustificare lo scarso livello di efficienza raggiunto.

Il “Commerciale” deve avere la possibilità di soddisfare i propri clienti fino all’ultimo momento utile, che spesso coincide con il camion che sta completando il carico in ribalta e ha già il motore acceso.

Ma vorrai almeno consentirmi di gestire una lista di prelievo diversa, in modo che se ho già chiuso il cartone o il pallet non sia costretto a “rovinare” il lavoro che ho fin qui eseguito?

Il “Commerciale” deve avere la possibilità di segnalare l’urgenza dei diversi ordini da evadere.
Va bene, ma se tutti diventano urgenti e abbiamo esaurito gli aggettivi strampalati come “urgentissimo”, “super-urgente” o “mega-urgente” come ci dobbiamo comportare?

Semplice! Forse un tantino brutale, ma semplice: diamoci delle regole!
Abbiamo investito ore, giorni, mesi, anni a cercare di raggiungere un compromesso nelle mille inutili riunioni di coordinamento? Mettiamo dei paletti!

Un esempio che mi viene in mente è quello delle linee gialle che vengono tracciate sul pavimento grigio dei magazzini. Linee che significano che un oggetto deve essere posizionato in un certo modo, oppure che occorre seguire un determinato percorso, o che i mezzi non possono superare quel limite, e così via.