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Cartello dei container: gli Usa incriminano quattro colossi cinesi
Quattro produttori cinesi accusati di manipolare prezzi e produzione


Unità di carico

Cartello dei container: gli Usa incriminano quattro colossi cinesi

2 Giugno 2026 Cartello dei container: gli Usa incriminano quattro colossi cinesi

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha incriminato quattro grandi produttori cinesi di container marittimi e sette dirigenti per una presunta intesa anticoncorrenziale sui container dry standard. Secondo l’accusa, CIMC, Singamas, Dong Fang e CXIC avrebbero coordinato produzione e prezzi da novembre 2019 almeno fino a gennaio 2024, in violazione dello Sherman Antitrust Act. Il dato industriale pesa: le aziende coinvolte producono circa il 95% dei container dry standard mondiali, l’unità di carico più diffusa nei traffici oceanici.

Produzione limitata, prezzi più alti

La ricostruzione dei procuratori descrive un cartello operativo, con riduzione di turni, limiti agli orari delle linee, vincoli di capacità e controlli reciproci tramite videosorveglianza. Sarebbero state previste anche penalità economiche per chi avesse aumentato la produzione oltre gli accordi. In una fase in cui noli, congestioni portuali e carenza di equipment stavano già comprimendo le supply chain, il presunto blocco dell’offerta avrebbe contribuito a raddoppiare i prezzi dei container tra 2019 e 2021. Per gli operatori logistici, il punto tecnico è nitido: quando l’asset fisico scarseggia, ogni anello della catena paga il rincaro.

Profitti record e rischio penale

Secondo il DOJ, i profitti dei produttori sarebbero cresciuti in modo anomalo durante la crisi pandemica. CIMC sarebbe passata da 20 milioni di dollari di utili nel 2019 a 1,75 miliardi nel 2021; Singamas da una perdita di 110 milioni a un profitto vicino a 190 milioni. Vick Nam Hing Ma, dirigente Singamas, è stato arrestato in Francia il 14 aprile 2026, con estradizione pendente verso gli Stati Uniti. I manager rischiano fino a dieci anni di carcere; per le società, le sanzioni possono superare i 100 milioni di dollari.

Perché riguarda anche gli operatori europei

La vicenda non è solo giudiziaria. Mostra quanto la logistica globale dipenda da pochi produttori di unità di carico, concentrati in un’area geografica limitata. Per spedizionieri, carrier, 3PL e aziende importatrici, il caso riapre un tema scomodo: la resilienza non dipende soltanto dalle rotte, ma anche dalla disponibilità fisica del contenitore. Contratti di leasing, scorte di equipment, clausole sui lead time e audit dei fornitori diventano quindi strumenti di governo del rischio. In magazzino si vede una scatola d’acciaio; nei conti economici, spesso, si vede molto di più.

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