Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in raccordo con la Regione Siciliana, ha convocato per il 22 aprile 2026, alle ore 17.00, un incontro formale con il Comitato Trasportatori Siciliani (CTS), accogliendo la richiesta avanzata dall’organizzazione stessa. Un segnale che, almeno sul piano istituzionale, il dialogo con le realtà territoriali dell’autotrasporto rimane un asse prioritario per il dicastero.
La mossa non è casuale. Il settore dell’autotrasporto merci in Sicilia attraversa da tempo una fase di pressione strutturale: dinamiche di costo difficili da governare, margini operativi compressi e una dipendenza energetica che amplifica qualsiasi shock esterno. La convocazione del CTS si inserisce in questo contesto, con l’obiettivo dichiarato dal MIT di assicurare un dialogo tempestivo e concreto, orientato alla competitività delle imprese e alla continuità del sistema logistico nazionale.
L’agenda dell’incontro del 22 aprile è articolata su tre punti che, presi insieme, definiscono la direzione della politica dei trasporti per i prossimi anni.
Il primo riguarda la liquidazione della prima annualità del Sea Modal Shift, il programma che incentiva il trasferimento di quote di traffico merci dalla strada al mare; uno strumento che, in un’isola come la Sicilia, dovrebbe per definizione avere un impatto significativo. Il fatto che la liquidazione sia ancora in discussione suggerisce rallentamenti burocratici o criticità applicative che i trasportatori vivono con crescente impazienza.
Il secondo e il terzo nodo sono strettamente connessi: la destinazione delle risorse ETS per le annualità 2026 e 2027 e la prospettiva di rendere strutturale il Sea Modal Shift, eventualmente prorogandolo attraverso gli introiti derivanti dalla vendita delle quote di emissione. Qui il tema si fa politico e finanziario allo stesso tempo: le risorse ETS non sono illimitate, e la loro allocazione al trasporto marittimo rispetto ad altri usi – efficienza energetica, industria, infrastrutture – è una scelta che richiede visione di lungo periodo.
Chi conosce il settore sa che le convocazioni ministeriali non sempre producono risultati concreti. Ma questa ha alcuni elementi che la distinguono. In primo luogo, è stata sollecitata direttamente dal CTS, il che implica che i trasportatori siciliani hanno già una piattaforma rivendicativa definita; non si tratta di un tavolo esplorativo, ma di un confronto con istanze precise sul tavolo.
In secondo luogo, il fatto che il MIT abbia risposto con una convocazione formale, coinvolgendo anche la Regione Siciliana, indica una volontà di coordinamento istituzionale che va oltre il semplice ascolto. La partecipazione regionale è rilevante: la Sicilia dispone di leve autonome – inclusi i fondi per l’agricoltura, la pesca e i trasporti – che possono integrare o anticipare gli interventi nazionali.
Terzo elemento: il Sea Modal Shift e le risorse ETS sono strumenti con una base normativa europea. Qualsiasi decisione assunta in sede nazionale dovrà confrontarsi con i vincoli e le opportunità del quadro regolatorio comunitario, rendendo questo tavolo parte di una partita più ampia.
Sullo sfondo di questa convocazione, resta aperta una questione che nessun tavolo ministeriale ha ancora risolto in modo soddisfacente: la dipendenza dal gasolio dell’autotrasporto siciliano; e, più in generale, di tutto il comparto marittimo e della pesca isolana. I rincari energetici degli ultimi anni hanno eroso margini già sottili, portando alla superficie una vulnerabilità strutturale che gli incentivi temporanei difficilmente possono compensare.
È su questo punto che la distinzione tra misure emergenziali e interventi strutturali diventa cruciale. Il Sea Modal Shift, se reso permanente e finanziato in modo adeguato attraverso le entrate ETS, potrebbe rappresentare un contributo significativo alla decarbonizzazione e alla resilienza del sistema logistico insulare. Ma la condizione è che le risorse siano certe, pluriennali e dimensionate rispetto alle effettive esigenze del comparto — non una tantum di facciata.
Il 22 aprile sarà un test. Non definitivo, ma indicativo della direzione che il MIT intende seguire.
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