Amazon ha spento Blue Jay a meno di sei mesi dalla presentazione ufficiale, avvenuta a fine ottobre 2025. Il progetto, pensato per i centri di distribuzione dedicati alle consegne in giornata, rappresentava uno dei programmi più avanzati di automazione logistica del gruppo. Secondo quanto riportato da testate economiche e tecnologiche statunitensi, non si tratta di un ripensamento sulla robotica, ma di uno stop mirato a un sistema che non ha rispettato le aspettative industriali e strategiche.
Blue Jay era stato concepito come un “paio di mani in più”: un sistema robotico di nuova generazione capace di coordinare più bracci robotici e di unificare in un’unica postazione attività che prima richiedevano tre aree di lavoro distinte. In un solo spazio era in grado di prelevare, smistare e consolidare articoli, riducendo la necessità di superficie e aumentando il supporto agli operatori.
Il cuore del progetto era una struttura con più bracci robotici installati su un modulo superiore, progettata per riconoscere, afferrare e gestire articoli di forme e dimensioni diverse.
L’obiettivo era evidente:
Sviluppato con strumenti di simulazione avanzata e modelli di intelligenza artificiale, Blue Jay era stato addestrato a operare su una vasta gamma di prodotti. Il sistema era stato descritto come un meccanismo capace di coordinare migliaia di movimenti ad alta velocità, integrando operazioni prima separate. In prospettiva, secondo analisi pubblicate dal The New York Times, un piano di automazione su larga scala avrebbe potuto incidere in modo significativo sull’organico globale nei prossimi anni.
La decisione di accantonare Blue Jay nasce da una combinazione di fattori tecnici ed economici.
Le ricostruzioni della stampa statunitense evidenziano tre criticità principali:
Determinante è stato il rapporto tra investimento e rendimento operativo. In una fase di ottimizzazione della rete globale, il sistema non avrebbe garantito la scalabilità attesa rispetto agli obiettivi prefissati. Parallelamente, l’azienda sta orientando le risorse verso soluzioni più modulari e adattabili, installabili con maggiore flessibilità e capaci di evolvere più rapidamente.
L’abbandono di Blue Jay non segnala un ridimensionamento dell’automazione, ma conferma un approccio sperimentale: sviluppare, testare, correggere o interrompere. Le competenze e le tecnologie maturate confluiranno in nuovi sistemi robotici più agili e scalabili.
Per gli operatori della supply chain il messaggio è chiaro: l’innovazione non coincide con l’adozione indiscriminata, ma con la capacità di misurare industrializzabilità, costi totali di proprietà e coerenza con la rete esistente. Nel magazzino del futuro, la robotica resterà centrale, ma vinceranno le soluzioni capaci di coniugare performance e sostenibilità economica.
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