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11 Aprile 2018

Un po’ per uno

Siamo stati abituati per anni a progetti svolti da team di consulenti che si trasferivano part time in azienda.
Nei primi passi di ogni progetto, i consulenti richiedevano all’azienda stessa una grande mole di dati, che venivano poi elaborati da altri consulenti o da loro stessi presso il cliente oppure nei propri uffici.
Chi esegue queste analisi?
Di norma i consulenti junior, con la supervisione di un consulente senior.
Bene: il punto secondo me è proprio questo.
Anni fa la conoscenza e l’utilizzo di strumenti informatici quali i fogli elettronici e i database erano tutto sommato appannaggio di poche persone in azienda.
Oggi no.
Oggi quasi chiunque, in azienda, sa “smanettare” su Excel.
Per non parlare del grande supporto fornito dai sistemi di business intelligence: ormai ce ne sono di tutti i gusti, a prezzi decisamente accessibili, e inoltre sono semplici da utilizzare quanto i normali applicativi di uso quotidiano.
Quindi ha ancora senso il vecchio modo di operare, nel quale il consulente fa tutto?
A mio avviso, no.
Negli ultimi anni mi capita sempre più di frequente di lavorare in team con le persone dell’azienda cliente.
L’analisi e l’elaborazione dei dati sono assolutamente in grado di svolgerla loro.
Quale è il mio ruolo?
Innanzitutto spiego loro quale è l’obiettivo da raggiungere, quindi quale è il tipo di analisi da svolgere e come si fa.
Gli insegno ad utilizzare questa metodologia.
Avvio con loro l’analisi.
Controllo i primi risultati.
Li lascio lavorare per conto proprio e poi li aiuto ad interpretare i risultati stessi.
Volendo ben vedere, si tratta di un ritorno al ruolo originale del consulente: trasmettere conoscenza, fornire al cliente valore aggiunto, supportarlo nelle scelte importanti.
I vantaggi: le persone dell’azienda crescono, il progetto costa meno, il consulente si diverte di più.
Gli svantaggi: il consulente deve essere un consulente senior.
Con questo modo di operare, a volte è difficile distinguere quello che è consulenza da quello che è formazione, ma forse è giusto così.