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6 Giugno 2018

Outsourcing di corsa

Le aziende rispondono alla domanda: “Perché terziarizzare?” in modo piuttosto variegato.
Ai gradini più bassi di un’ideale scala evolutiva troviamo motivazioni quali: “desiderio di rendere variabili i costi di manodopera”; ad un gradino immediatamente successivo ci sono esigenze quali: “volontà di avere certezza dei costi logistici”.
Risalendo la scala, si trovano bisogni sempre più “evoluti”, quali: “ricerca di know how specialistico”, “desiderio di integrazione logistica”, “aspirazione al mantenimento della competitività e del livello di servizio nel tempo”.
La risposta alla domanda: “Come terziarizzare?”, invece, purtroppo mi riporta spesso al concetto di improvvisazione logistica.

Terziarizzare, secondo me, richiederebbe la giusta dose di attenzione da parte delle aziende, ovvero un approccio di tipo progettuale.
Un approccio di questo tipo, di norma, è riservato a iniziative considerate strategiche.
La prima fase di questo approccio prevede uno studio di fattibilità, nel quale viene costituito il gruppo di lavoro e si definiscono gli obiettivi, quindi vengono analizzati i dati ed i processi aziendali, e infine si procede alla definizione delle diverse alternative e al loro confronto; confronto in base al quale si procede alla scelta della soluzione ideale.
La successiva fase, quella d’implementazione della soluzione scelta, inizia con la individuazione sul mercato dei possibili partner esterni, ai quali vengono inviate le specifiche di fornitura del servizio.
Si procede quindi al confronto tecnico/economico dei possibili fornitori e alla scelta del partner a cui affidare le attività in outsourcing.
Infine, si redigono i contratti e si organizzano le attività per l’avviamento del nuovo sistema e per il successivo monitoraggio delle prestazioni del fornitore.
Una strada senza dubbio più lunga, ma se crediamo che la logistica sia strategica, lo è anche la scelta di terziarizzare.