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4 Luglio 2018

Magazzino? Reengineering!

I progetti di “reengineering”, al contrario dei progetti “da prato verde” partono dal presupposto di cercare di utilizzare meglio qualcosa che esiste già.
Un progetto di reengineering si giustifica se ha come obiettivo il miglioramento dell’efficacia, dell’efficienza, o di entrambe.

Mentre in alcune aree aziendali, come la produzione, si ragiona soprattutto in termini di efficienza (la produttività), e in altre aree, come il commerciale, si ragiona in termini di efficacia (il livello di servizio), parlando di logistica è necessario puntare a essere sia efficaci che efficienti.
In un magazzino, per esempio, è importante ottenere una buona produttività (efficienza) misurabile in termini di pallet/ora, colli/ora, righe/ora, ma è anche importante la riduzione degli errori (efficacia).

Le strade per raggiungere l’obiettivo possono essere diverse, ma in ogni caso non si può prescindere da un’attenta analisi critica della situazione attuale (in gergo a volte la si chiama “As Is”: “Com’è”). Questa analisi permette di evidenziare i punti di forza e di debolezza del sistema attuale, e quindi di concentrarsi sulle aree davvero critiche.
Un’altra buona norma è quella di porre in evidenza le aree che hanno un peso maggiore sulla criticità da risolvere, ovvero quelle aree che occupano più spazio se il nostro problema è lo sfruttamento volumetrico, oppure le aree a maggiore intensità di lavoro, se abbiamo un problema di efficienza.

Molto spesso, in un progetto di reengineering, hanno un ruolo prevalente lo studio dell’organizzazione del lavoro, il ridisegno del layout, e il migliore utilizzo dello strumento informatico di supporto agli operatori (WMS Warehouse Management System, Sistema di Gestione del Magazzino).
Questo non significa che non siano previsti interventi di automazione dei sistemi di handling, ma il focus non è su questi ultimi, perché si parte sempre dal presupposto di ottimizzare quanto già presente in azienda o comunque contenere gli investimenti.