L’entrata in piena operatività del CBAM segna un passaggio cruciale per la logistica internazionale. Non si tratta di un semplice adempimento, ma di un cambiamento che incide su processi doganali, pianificazione dei flussi, selezione dei fornitori e gestione dei dati lungo l’intera supply chain. Per comprendere come prepararsi a questo scenario, la redazione di Logisticamente ha intervistato Maria Luisa Borroni, Head of Customs di DHL Global Forwarding & Freight Italy, che segue da vicino l’evoluzione delle dinamiche doganali e supporta le aziende nella gestione operativa del commercio internazionale. Un confronto per leggere il CBAM non solo come obbligo normativo, ma come leva strategica destinata a ridefinire gli equilibri della supply chain globale.
Dal punto di vista doganale, non si prevedono ritardi nello sdoganamento se l’importatore dispone dei corretti codici CBAM da indicare in dichiarazione (Y128, 238, 137, 237). Il cambiamento riguarda soprattutto la pianificazione: le aziende devono analizzare i propri dati e calcolare se rientrano nella soglia di esenzione o se attivarsi per ottenere lo status di dichiarante CBAM autorizzato, coinvolgendo funzioni trasversali come procurement ed amministrazione, ma non solo.
Diventa centrale la selezione dei fornitori, in grado di fornire dati affidabili sulle emissioni, e l’adeguamento dei contratti per rispondere ai nuovi obblighi normativi. La correttezza dei dati e la tracciabilità sono ormai da tempo l’elemento fondamentale della dichiarazione doganale e non riguarda solo l’area CBAM, ma molti altri ambiti regolati da adempimenti di cui l’operatore che commercializza con l’estero deve farsi carico, Export control per citarne uno.
Serve una presa di coscienza: i processi doganali stanno evolvendo rapidamente e richiedono un investimento strutturato da parte delle aziende. L’entrata in vigore del Nuovo Codice Doganale nel 2016 ha determinato chiaramente le responsabilità in carico agli operatori che commercializzano con l’estero : ogni azienda deve sapere cosa importa, da chi e quali sono i processi produttivi garantendo piena tracciabilità.
La dogana non può più essere considerata un passaggio accessorio, ma una leva strategica della supply chain. Chi adotta questo approccio può sfruttare le semplificazioni disponibili e migliorare i flussi logistici. Diventa quindi necessario analizzare la catena logistica nel suo complesso, valutando quali possono essere i margini di efficientamento.
Le principali sfide riguardano la presa di coscienza dell’evoluzione del contesto doganale, di cui il CBAM è parte integrante. Diventa quindi fondamentale adottare una visione strategica della dogana. In questo scenario, la selezione dei fornitori è un elemento critico, così come la definizione degli accordi: i contratti devono includere clausole a tutela delle informazioni necessarie.
La selezione dei fornitori e la definizione degli accordi restano centrali: i contratti devono prevedere clausole a tutela delle informazioni, fino alla copertura di eventuali costi derivanti da dati incompleti o imprecisi. La continuità dei flussi è difficile da garantire senza una pianificazione preventiva
Non è il responsabile della logistica che deve affrontare il CBAM ma l’Azienda nel suo insieme. Il responsabile logistico non può operare i n autonomia: la pianificazione richiede il coinvolgimento di più funzioni aziendali (amministrativo, procurement, commerciale) fermo restando un investimento costante nella formazione.
Il costo del prodotto CBAM deve incorporare il costo dei certificati, calcolati o su valori reali comunicati dal fornitore e che poi sono soggetti a verifica dagli enti preposti (verificatori), oppure su valori predefiniti stabiliti dalla Commissione Europea, valori che sono generalmente molto più alti rispetto ai valori reali e il cui importo aumenta del 10% ogni annuo.
L’utilizzo dei velori predefiniti genera un potenziale calo di competitività della merce importata, e una pianificazione vincolata alle tempistiche di acquisto dei certificati, con impatti diretti sulla gestione economico-finanziaria (impatti sul budget) : in questo contesto, il coinvolgimento del direttore amministrativo diventa centrale.
Il CBAM incide sul costo del prodotto acquistato da Paesi terzi, rendendo necessaria una revisione delle strategie di approvvigionamento: la valutazione di un eventuale cambio di fornitori è un processo non semplice e che richiede tempo.
Intervista realizzata in partnership con DHL Global Forwarding
