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Inventario di magazzino: criteri e valutazione delle rimanenze
Come valutare correttamente le giacenze a fine esercizio tra obblighi civilistici e fiscali


Non si può non sapere

Inventario di magazzino: criteri e valutazione delle rimanenze

13 Gennaio 2026

La redazione dell’inventario di magazzino a fine esercizio non rappresenta un mero adempimento contabile, ma uno dei passaggi più delicati e sensibili del bilancio d’esercizio, con riflessi diretti sia sul risultato economico sia sul profilo fiscale dell’impresa. La valutazione delle rimanenze di fine anno riguarda merci, materie prime, prodotti in corso di lavorazione, lavori e servizi in corso su ordinazione e prodotti finiti esistenti al 31 dicembre, indipendentemente dalla loro collocazione fisica, che può includere magazzini aziendali, depositi esterni o giacenze presso terzi. Proprio per questa ampiezza di perimetro, l’inventario costituisce anche un momento cruciale di verifica tra giacenza reale e giacenza contabile, da effettuarsi mediante conta fisica alla data di riferimento del bilancio o sulla base delle risultanze della contabilità di magazzino, se regolarmente tenuta. Errori, approssimazioni o documentazione carente possono tradursi in conseguenze fiscali rilevanti.

Criteri di valutazione per tipologia di beni

La redazione dell’inventario richiede la predisposizione di una distinta analitica delle rimanenze, nella quale le giacenze devono essere valorizzate secondo criteri coerenti con la loro natura economica.

In particolare:

  • Merci e materie prime devono essere raggruppate in categorie omogenee per natura e valore, indicando chiaramente il criterio di valutazione adottato;
  • Prodotti finiti devono essere valorizzati sulla base dei costi di produzione sostenuti per la loro realizzazione;
  • Prodotti in corso di lavorazione devono essere valutati considerando i costi di produzione sostenuti fino al mese di dicembre;
  • Lavori e servizi in corso su ordinazione richiedono l’indicazione analitica del criterio adottato, tra costo di produzione o corrispettivo pattuito, nonché del costo industriale sostenuto o del corrispettivo ragionevolmente maturato alla data di chiusura dell’esercizio.

Per gli esercenti il commercio al minuto che adottano il metodo del prezzo al dettaglio, la valutazione può avvenire attraverso una distinta delle merci in rimanenza, scorporando dal prezzo di vendita la percentuale di ricarico. In questo caso è indispensabile predisporre un prospetto illustrativo dei criteri e delle modalità di calcolo utilizzate.

Metodi di valorizzazione, obblighi informativi e profili di rischio

La normativa civilistica (art. 2426, comma 10, C.C.) consente la valorizzazione delle rimanenze mediante costo medio ponderato, FIFO o LIFO (continuo o a scatti annuali o mensili), imponendo tuttavia l’obbligo di indicare in nota integrativa eventuali scostamenti apprezzabili rispetto ai costi correnti, con esposizione analitica dei valori per categoria di beni. Nel costo di acquisto devono essere inclusi anche i costi accessori, mentre il costo di produzione comprende i costi direttamente imputabili al prodotto e, in misura ragionevole, quelli indiretti; restano esclusi i costi di distribuzione. Per i beni fungibili, ossia beni di massa non identificabili rispetto a un singolo acquisto, restano applicabili i metodi della media ponderata, FIFO o LIFO.
Data la rilevanza civilistica e fiscale dell’inventario, il dettaglio analitico delle rimanenze deve essere conservato ed esibito in caso di accessi, ispezioni o verifiche da parte dell’Amministrazione Finanziaria. In assenza di documentazione adeguata, è legittimo il ricorso all’accertamento induttivo, come ribadito dalla giurisprudenza della Corte Suprema, rendendo l’inventario non solo un obbligo formale, ma uno strumento essenziale di tutela dell’impresa.

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