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Plastica e logistica: 13 brand causano il 25% dell’inquinamento globale
Uno studio globale collega la produzione di imballaggi plastici ai principali marchi mondiali


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Plastica e logistica: 13 brand causano il 25% dell’inquinamento globale

10 Luglio 2025

La plastica è ovunque, anche dove non dovrebbe essere. Ogni anno si superano i 400 milioni di tonnellate di plastica prodotte a livello globale. Di queste, solo il 9% viene effettivamente riciclato. Il resto finisce in discarica, incenerito o disperso nell’ambiente. Ma da dove arriva questa plastica? Uno studio pubblicato su Science Advances e guidato da Win Cowger ha cercato di rispondere con dati concreti: attraverso un’analisi di 1.576 brand audit in 84 Paesi, sono stati identificati quasi 1,9 milioni di rifiuti plastici. Più di 900.000 riportavano marchi riconoscibili.

Tredici aziende, un quarto dell’inquinamento

Soltanto 13 aziende sono responsabili di oltre il 25% dei rifiuti plastici con marchio identificabile.

In cima alla lista:

  • The Coca-Cola Company (11%);
  • PepsiCo (5%);
  • Nestlé (3%);
  • Danone (3%);
  • Altria (2%).

In totale, 56 aziende rappresentano oltre la metà dell’inquinamento plastico branded rilevato. Coca-Cola da sola ha prodotto più di 100.000 rifiuti plastici riconducibili al proprio marchio, secondo i dati raccolti. La società ha avviato iniziative come bottiglie senza etichetta per facilitare il riciclo, ma gli esperti sottolineano che senza una riduzione reale della produzione, questi sforzi restano marginali.

Produci tanto? Inquinerai tanto

Lo studio conferma una correlazione diretta tra volume di produzione e presenza nei rifiuti ambientali, a prescindere dal livello di infrastrutture di gestione rifiuti dei Paesi. Anche le aziende che investono in programmi di riciclo o design sostenibile vedono i propri prodotti finire regolarmente tra i rifiuti. Il settore più coinvolto è quello del food & beverage, in cui prevalgono imballaggi monouso consumati “on the go” e difficili da gestire.

L’urgenza di regole strutturali

Gli autori dello studio chiedono interventi regolatori immediati, tra cui:

  • Report obbligatori sulla produzione di packaging;
  • Standard di design per facilitare identificazione e riciclo;
  • Limiti alla produzione di plastica, in particolare monouso;
  • Responsabilità estesa del produttore (EPR), per cui i costi di recupero e riciclo ricadano sulle aziende, non sul settore pubblico.

In assenza di obblighi chiari, le strategie volontarie restano inefficaci, come dimostrano le percentuali di inquinamento registrate. Per la logistica – settore centrale nella movimentazione di questi beni – ciò si traduce in nuove sfide di tracciabilità, ottimizzazione degli imballaggi e gestione dei resi. Un terreno fertile per innovazioni circolari, ma anche un banco di prova per la coerenza degli operatori.

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