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La tassa da 2 euro e il suo impatto silenzioso sulla logistica italiana
La nuova imposta sui pacchi extra-Ue penalizza hub e aeroporti italiani


Trasporti Nazionali e Internazionali

La tassa da 2 euro e il suo impatto silenzioso sulla logistica italiana

29 Gennaio 2026

Dal 1° gennaio 2026 l’Italia ha introdotto una tassa da 2 euro sui pacchi di valore fino a 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue, con un periodo transitorio che rimanda la riscossione effettiva a marzo. La misura nasce con un duplice obiettivo: incrementare il gettito fiscale e contenere il flusso crescente di merci a basso valore provenienti da piattaforme di e-commerce cinesi come Shein e Temu. Il provvedimento intende riequilibrare il mercato interno, tutelando operatori e distributori europei da una concorrenza basata su prezzi estremamente compressi e su volumi elevati. Tuttavia, l’applicazione anticipata rispetto al quadro comunitario ha generato asimmetrie regolatorie che stanno incidendo direttamente sull’operatività logistica nazionale.

Il confronto con l’Europa e le distorsioni competitive

La scelta italiana si colloca in anticipo rispetto alla roadmap europea. L’Unione Europea, infatti, ha previsto l’introduzione di un dazio doganale fino a 3 euro sui pacchi di basso valore extra-Ue solo a partire dal 1° luglio 2026. Proprio per evitare disallineamenti, un emendamento al decreto Milleproroghe, presentato da Erica Mazzetti (Forza Italia), propone di allineare la riscossione italiana alle tempistiche UE. L’assenza di un coordinamento immediato ha però già prodotto effetti tangibili: secondo il Financial Times, operatori logistici e compagnie di trasporto aereo stanno dirottando le spedizioni verso altri Paesi europei, utilizzando hub alternativi per aggirare il balzello e mantenere la competitività delle catene distributive.

Gli effetti sui volumi e sugli aeroporti italiani

Le conseguenze per la logistica italiana sono state rapide. Le aziende del settore e gli operatori aeroportuali segnalano un calo significativo dei volumi di pacchi gestiti, in particolare negli scali maggiormente esposti al traffico e-commerce internazionale. Secondo Valentina Menin, direttore generale di Assaeroporti, l’intero comparto sta subendo una perdita di traffico e di opportunità economiche. I numeri confermano il trend: i dati dell’Agenzia delle Dogane indicano che tra il 1° e il 20 gennaio 2026 il numero di pacchi di basso valore arrivati direttamente in Italia da Paesi extra-Ue è diminuito del 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una contrazione che rischia di ridurre il ruolo degli hub logistici italiani nelle rotte globali dell’e-commerce.

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