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AI e logistica: perché il vero valore non è dove pensiamo
Dai processi standardizzati all’incertezza: dove l’AI crea davvero valore


Consulenza e Formazione

AI e logistica: perché il vero valore non è dove pensiamo

26 Marzo 2026

L’intelligenza artificiale sta davvero creando valore o sta semplicemente spostandolo?

Negli ultimi anni il dibattito sull’intelligenza artificiale si è concentrato soprattutto su una domanda: quanto lavoro umano verrà sostituito? Una domanda legittima, ma probabilmente mal posta. Il punto non è cosa verrà sostituito, ma dove si sposterà il valore.

È proprio da questa prospettiva che nasce il white paper “Ruolo e limiti dell’AI nell’economia contemporanea”, realizzato da Michele Frazzi (AB Coplan), che propone una lettura meno superficiale e più strutturale del fenomeno.

Non tutti i processi sono uguali

Uno dei passaggi più interessanti del documento riguarda la distinzione tra diverse tipologie di processi. In contesti aziendali altamente strutturati, dove le variabili sono note e le attività ripetibili, l’AI trova il suo terreno ideale: automatizza, ottimizza, riduce i costi. Ma la questione cambia radicalmente quando si esce da ambienti controllati.

Nel mondo reale, fatto di variabili instabili, informazioni incomplete e decisioni non deterministiche, i processi diventano più simili a alberi decisionali complessi, dove l’incertezza gioca un ruolo centrale. Ed è proprio qui che si apre il vero tema.

Scarica il white paper completo “Ruolo e limiti dell’AI nell’economia contemporanea” 

Il valore nasce dove l’incertezza è più alta

Secondo l’analisi proposta nel white paper, il valore di un processo può essere letto in funzione della sua complessità:

  • processi chiari e standardizzati sono facilmente automatizzabili;
  • processi probabilistici sono supportati dall’AI;
  • processi imprecisati sono ancora fortemente umani.

In altre parole, più un processo è definito, meno è “difendibile” dal punto di vista del lavoro umano. Al contrario, le attività legate a ricerca, innovazione e interpretazione di contesti complessi rimangono, almeno per ora, difficilmente sostituibili.

AI: strumento o acceleratore di sistema?

Un altro punto chiave riguarda il ruolo dell’AI nel lungo periodo. Storicamente, ogni innovazione tecnologica ha aumentato la produttività, ridotto i costi e trasformato (non eliminato) il lavoro. L’intelligenza artificiale sembra seguire lo stesso schema, ma con una differenza sostanziale: non si limita a eseguire, ma apprende e migliora nel tempo. Questo la rende potenzialmente applicabile non solo ai processi standardizzati, ma anche a contesti più complessi e incerti.

Dove sono oggi i limiti dell’AI

Nonostante le potenzialità, il documento evidenzia anche alcuni limiti attuali:

  • dipendenza da dati e contesto;
  • difficoltà nel definire autonomamente obiettivi e regole;
  • rischio di errori nei modelli probabilistici (le cosiddette “allucinazioni”);

Per questo motivo, il ruolo umano resta centrale, soprattutto nella definizione degli obiettivi, dei vincoli e dei criteri di valutazione.

Una questione di competenze (non solo di tecnologia)

Se l’AI diventa uno strumento sempre più pervasivo, cambia anche il profilo delle competenze richieste. Non basta saper usare gli strumenti, serve la capacità di interpretare i risultati, valutarne la coerenza e comprendere il contesto applicativo. Meno esecuzione e più pensiero critico.

Questi sono solo alcuni degli spunti emersi nel documento “Ruolo e limiti dell’AI nell’economia contemporanea”, scarica il white paper completo e approfondisci.





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