Il settore dei trasporti è oggi all’incrocio tra rischi tecnologici, operativi e geopolitici. I cyberattacchi non rappresentano più una minaccia teorica, ma un costo concreto per il business, soprattutto nei periodi di picco. La 10ª edizione della Global Risk Management Survey 2025 di Aon, condotta su quasi 3.000 rispondenti in 63 Paesi con ampia rappresentanza del comparto trasporti e logistica, identifica cyberattacchi e violazioni dei dati come il rischio più grave per il settore.
Il 17,7% delle aziende di trasporto e logistica ha registrato perdite legate a incidenti informatici negli ultimi 12 mesi, superando rischi macroeconomici e interruzioni operative. Non sorprende che l’85,3% delle organizzazioni abbia implementato procedure formali di gestione del rischio informatico, il valore più alto tra tutte le categorie analizzate. Il messaggio è chiaro: la cybersicurezza è diventata condizione necessaria per garantire continuità operativa.
Le minacce si intensificano nei momenti più delicati dell’anno. Secondo Verisk CargoNet, gli incidenti gravi nel periodo festivo sono aumentati dell’82%, passando da 49 casi nel 2020 a 89 nel 2024. Il picco si concentra il 23 dicembre e tra il 26 e il 30 dicembre, quando infrastrutture IT sovraccariche e organici ridotti creano vulnerabilità ideali.
L’attacco DDoS contro La Poste in Francia, condotto dal gruppo filorusso Noname057, ha paralizzato sistemi di tracciamento e pagamenti online nel pieno della stagione natalizia, evidenziando come la logistica sia divenuta elemento di guerra ibrida.
Il rischio, tuttavia, non si ferma al singolo operatore. Il report “2025 Supply Chain Cybersecurity Trends” mostra che l’88% dei responsabili sicurezza teme attacchi attraverso la supply chain e oltre il 70% ha subito almeno un incidente significativo legato ai fornitori. Il 79% monitora meno della metà della propria filiera, mentre il 30% degli attacchi in Polonia nel Q1 2025 – dove i ransomware sono cresciuti del 126% su base annua – origina da fornitori esterni.
La vulnerabilità operativa alimenta le estorsioni. Nel mercato polacco vige una regola non scritta: 48 ore senza sistemi equivalgono a blocco totale, con penali contrattuali crescenti. Questa pressione rende i consigli di amministrazione più inclini a pagare riscatti.
Episodi concreti confermano la portata sistemica del rischio:
A livello globale, il report “The State of Ransomware 2025” evidenzia che la richiesta mediana di riscatto si è dimezzata a circa 1 milione di dollari, segnale di attacchi più diffusi ma anche di maggior capacità di blocco preventivo.
Il 48,2% delle aziende T&L segnala un aumento del costo totale del rischio, contro un 10,8% che rileva una diminuzione. Solo il 66,1% dispone di un dipartimento formale di risk management. I rischi tradizionali si combinano con instabilità geopolitica, cambiamento climatico e pressione competitiva, amplificando l’effetto domino lungo la catena del valore.
Le contromisure prioritarie includono:
Dopo un attacco, le priorità sono chiare:
In un ecosistema interconnesso, l’idea di incidente isolato è superata. La logistica moderna è un meccanismo complesso: il guasto di un singolo anello può fermare l’intera macchina.
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