Nell’attuale panorama della logistica moderna, un settore caratterizzato da flussi tesi e da una catena del valore che “non dorme mai”, il confine tra tempo di vita e tempo di lavoro e sempre più labile. Se in passato la fine del turno di lavoro era sancita fisicamente dall’uscita dai cancelli del magazzino o dall’ufficio, oggi la digitalizzazione pervasiva ha resto il lavoratore potenzialmente reperibile h24. In questo senario, il diritto alla disconnessione emerge non solo come una necessità etica, ma come una sfida cruciale per la sostenibilità stessa del comparto.
Chi ha vissuto l’operatività sul campo riconosce che l’urgenza è il pane quotidiano del nostro settore. Tuttavia, l’evoluzione tecnologica (TMS, tracking in tempo reale e messaggistica istantanea) ha introdotto un rischio subdolo: la saturazione cognitiva.
Non si tratta soltanto della telefonata fuori orario, ma della gestione di un flusso ininterrotto di notifiche automatizzate. Quando un responsabile operativo o un KAM riceve alert di sistema, mail urgenti od altre notifiche del genere, il diritto alla disconnessione decade de facto. La mente resta ancorata al processo produttivo, impedendo quel recupero psicofisico necessario per garantire performance d’eccellenza e, soprattutto, sicurezza sul lavoro.
La normativa italiana (a partire dalla Legge 81/2017) ha tracciato la strada, ma la vera sfida si gioca nel campo delle relazioni industriali e della contrattazione di secondo livello.
Il CCNL Logistica offre una cornice, ma è nell’accordo aziendale che il diritto alla disconnessione deve trovare la sua “messa a terra” operativa attraverso tre pilastri fondamentali:
Implementare in modo serio il diritto alla disconnessione non significa rallentare la filiera, ma renderla resiliente. Un professionista che può “staccare” davvero è un lavoratore più lucido e meno esposto a errori critici. In un settore che soffre di un cronico problema di retention, il rispetto dei tempi umani diventa una leva strategica per riuscire a trattenere i talenti.
Dobbiamo guardare alle relazioni industriali come a uno strumento di cura del processo. In fondo, il progresso non dovrebbe essere ina corsa frenetica, ma un modo per regalarci più tempo per essere persone. Il diritto alla disconnessione è l’ala che permette alla logistica di volare verso un futuro dove l’efficienza non batte l’umanità di chi la costruisce ogni giorno.
di Fabrizio Leone
