Dazi in aumento, nuovi accordi commerciali e tensioni geopolitiche stanno trasformando in modo profondo le supply chain globali. Nel 2026, ormai, diventa improbabile per le aziende affidarsi a flussi lineari e prevedibili. Diviene determinante tutto: ogni rotta commerciale, ogni scelta di approvvigionamento, ogni relazione con i fornitori esteri. Fattori, nessuno escluso, fondamentali per la continuità operativa e la competitività.
L’Italia, data la sua forte vocazione manufatturiera e con i suoi distretti industriali specializzati, è esposta in modo particolare a questi cambiamenti. Questo articolo esplora in che modo i dazi stanno modificando le supply chain internazionali, analizzando i settori colpiti e le strategie concrete per gestire i rischi. Tutto, con uno sguardo ai porti italiani, alle rotte commerciali europee e agli scenari futuri.
Lo scenario commerciale mondiale, negli ultimi anni, è cambiato radicalmente. Molti Governi e aziende sono stati spinti nel rivalutare l’uso dei dazi come strumento di politica economica. I fattori causali di ciò sono sicuramente la ristrutturazione industriale interna di molti Paesi, le tensioni geopolitiche e la crescente attenzione alla sicurezza delle catene di fornitura.
In quest’ottica, la produzione strategica viene tutelata attraverso barriere tariffarie, mentre accordi commerciali selettivi e regolazioni ambientali come il CBAM europeo aggiungono complessità ai costi di importazione. Questo significa, per le imprese italiane, affrontare flussi più complessi da Paesi extra UE e rinegoziare rotte storiche verso porti come Genova, Trieste e Livorno, sempre più congestionati.
I settori come quelli di moda, automotive, elettronica e dell’agroalimentare sono particolarmente vulnerabili: il tessile dipende in modo importante dalle forniture asiatiche, l’automotive da componenti elettronici e semiconduttori esteri, mentre l’elettronica risente molto della volatilità dei tempi di consegna. Anche i prodotti alimentari, come cacao, spezie e caffè, risentono molto delle nuove tariffe e dei rallentamenti alle dogane.
Le barriere tariffarie e l’aumento dei dazi comportano immediate conseguenze operative: aumento dei costi doganali e dei costi amministrativi, necessità di ridisegnare network distributivi, maggiori variabili nei transit time e crescita delle scorte. Le aziende, quindi, sono costrette a prevedere buffer più ampi e piani alternativi. Non solo: devono necessariamente riconsiderare anche i tempi di approvvigionamento.
Le aziende, con lo scopo di ridurre i rischi e aumentare la resilienza, stanno adottando strategie mirate. Una delle soluzioni più diffuse è il nearshoring, che avvicina la produzione ai mercati principali riducendo tempi di transito ed esposizione ai dazi extra-UE.
Molto considerato è anche il friend-shoring, che privilegia i fornitori politicamente stabili e consente maggiore continuità operativa. Inoltre, il multi-sourcing permette di ridurre la dipendenza da un singolo Paese o fornitore, garantendo continuità operativa anche in caso di interruzioni improvvise.
Poi, l’ottimizzazione dell’origine doganale e l’utilizzo di accordi preferenziali si rivelano ottimi strumenti per contenere i costi tariffari. Inoltre, l’automazione documentale dei processi doganali e l’integrazione digitale, attraverso piattaforme come portali AEO e sistemi di tracciamento in tempo reale, riducono di molto gli errori e consentono un monitoraggio continuo dei flussi.
Queste soluzioni digitali rappresentano un forte vantaggio competitivo e permettono alle aziende di reagire in modo rapido alle variazioni improvvise dei flussi commerciali.
Esempi concreti:
Indubbio che oramai i provider logistici assumano un ruolo strategico, non più limitato al trasporto. Essi, infatti, agiscono spesso anche come consulenti e partner operativi, offrendo supporto doganale avanzato, piattaforme digitali per la visibilità end-to-end, soluzioni multimodali e hub dinamici, oltre a strumenti di analisi predittiva per anticipare interruzioni o aumenti dei dazi.
Questa stretta collaborazione con i fornitori e gli spedizionieri permette di individuare alternative operative prima che le criticità possano manifestare gli effetti. In questo ambito, l’adozione di sistemi digitali consente anche di simulare scenari “what if”, valutando impatti economici e temporali dei dazi, identificando fornitori alternativi o rotte efficientate. Si trasformano quindi, con l’aiuto degli operatori logistici avanzati verso le aziende, i dati complessi in vantaggi concreti.
Le aziende, allo scopo di prepararsi in modo efficace, possono adottare un set di azioni concrete: mappare prodotti e rotte a rischio, rafforzare la compliance doganale, rivedere i contratti di fornitura con clausole di flessibilità, diversificare i fornitori, pianificare le scorte in logica dinamica, digitalizzare i processi e collaborare strettamente con gli operatori logistici.
Questo approccio, che possiamo definire “integrato”, consente di trasformare i vincoli imposti dai dazi in leve strategiche, migliorando continuità operativa, competitività ed efficienza.
Aziende lungimiranti stanno creando dashboard interne per monitorare costi doganali, tempi di consegna e performance dei fornitori, rafforzando la resilienza in un contesto internazionale, per molte ragioni, complesso.
Certo è che l’evoluzione dei dazi e delle politiche commerciali continuerà a influenzare le supply chain nei prossimi anni. Si prevede un aumento della complessità normativa, con forte attenzione alla sostenibilità e all’origine dei prodotti.
Le aziende dovranno saper consolidare le strategie di diversificazione dei fornitori, digitalizzazione dei processi e partnership con operatori logistici avanzati per mantenere competitività e continuità.
I porti italiani ed europei continueranno ad essere strategici: Genova, Trieste e Livorno per il Mediterraneo, Rotterdam e Amburgo per il Nord Europa. Anche il tema delle scorte strategiche diventerà centrale nella pianificazione delle supply chain.
Il ritorno dei dazi e l’instabilità politica stanno, quindi, ridefinendo le supply chain globali, sostituendo modelli storicamente lineari con reti più distribuite, flessibili e resilienti.
Le aziende italiane che sapranno anticipare i cambiamenti e investire in digitalizzazione e compliance saranno capaci di trasformare potenziali ostacoli in vantaggi competitivi, garantendo continuità operativa e maggiore efficienza sui mercati internazionali.
Un approccio strategico e lungimirante permetterà di proteggere i distretti produttivi e consolidare la presenza dell’Italia nei flussi commerciali globali, anche in scenari di crescente incertezza.
di Fabrizio Leone
