Dal 1° gennaio 2026 il livello 6J del Contratto collettivo nazionale logistica, trasporto merci e spedizione è stato ufficialmente eliminato. La misura, introdotta con il rinnovo del Ccnl firmato il 6 dicembre 2024, coinvolge l’intero perimetro del comparto regolato dalle organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti, insieme alle principali associazioni datoriali, tra cui Confetra, Assologistica e Confcooperative.
Tutti i lavoratori inquadrati al 6J al 31 dicembre 2025 sono transitati automaticamente al sesto livello ordinario, senza necessità di adempimenti amministrativi per le imprese. Il passaggio produce un aumento retributivo di 127,85 euro lordi mensili, pari a circa 1.662 euro annui per addetto, segnando una discontinuità netta rispetto alla logica del livello d’ingresso. Per il settore, si tratta di un intervento strutturale che ridefinisce il valore economico delle mansioni operative fin dall’assunzione, con effetti immediati sulla composizione dei costi e sulla competitività degli appalti.
L’eliminazione del 6J ha un riflesso diretto sul costo del lavoro, parametro cruciale in un settore ad alta intensità di manodopera. Il Ministero del Lavoro ha stimato per il sesto livello un costo medio orario di 22,14 euro a partire da gennaio 2025, con incrementi progressivi previsti fino al 2027. Questo valore assume un ruolo centrale nei bandi pubblici e privati, dove costituisce una soglia di congruità economica per la determinazione delle basi d’asta e per la verifica della sostenibilità delle offerte.
Per le aziende della logistica, in particolare quelle attive nei servizi conto terzi e negli appalti a basso margine, la misura impone una revisione dei modelli economici. L’aumento del costo unitario del lavoro incide soprattutto nei processi di avviamento e formazione, tradizionalmente coperti dal livello 6J, e riduce gli spazi di assorbimento degli extracosti lungo la catena del valore. Al tempo stesso, il riallineamento contrattuale contribuisce a ridurre le distorsioni competitive basate sul contenimento salariale, rafforzando la trasparenza del mercato.
La cancellazione del 6J non è un intervento isolato, ma parte di una revisione più ampia del Ccnl, che ha interessato oltre un terzo del testo contrattuale. Tra le principali novità figurano una nuova struttura dell’Elemento professionale d’area, aumenti retributivi scaglionati fino al 2027, l’aggiornamento dei profili professionali in chiave digitale e modifiche rilevanti su orario di lavoro e sicurezza.
Nel complesso, il contratto rinnovato coinvolge circa un milione di addetti lungo l’intera filiera della logistica e del trasporto merci in Italia. L’obiettivo dichiarato è superare definitivamente il concetto di salario minimo d’ingresso, riconoscendo competenze e responsabilità operative sin dall’assunzione. Per il settore si apre una fase di assestamento, in cui l’aumento dei costi dovrà essere compensato da maggiore produttività, investimenti organizzativi e una gestione più evoluta delle risorse umane. Una trasformazione che, nel medio periodo, potrebbe contribuire a rendere la logistica italiana più stabile, qualificata e attrattiva.
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