La logistica italiana, negli ultimi anni, ha dovuto fronteggiare fattori esterni come l’aumento dei costi, la variabilità dei flussi e una concorrenza sempre più serrata. Ma, tra tutte, vi è una sfida ancora più complessa che oggi impatta in modo diretto sulla capacità operativa delle aziende: la difficoltà nel reperire e trattenere personale qualificato.
Figure come autisti, addetti ai magazzini e responsabili operativi sono diventate sempre più rare. Ne consegue che, nei momenti di picco, il sistema rischia di rallentare in modo pericoloso proprio per mancanza di risorse.
Le ragioni di questa carenza sono molteplici:
Trattiamo quindi di una criticità strutturale, certamente non risolvibile con interventi spot o azioni emergenziali.
La mancanza di personale genera effetti non trascurabili:
Per molte aziende questo significa dover “tappare i buchi” quotidianamente, senza un reale miglioramento della stabilità operativa.
Nel contesto descritto è necessario adottare un approccio più razionale e continuativo.
Le leve principali sono quattro:
È necessario, quindi, un cambio di paradigma: non deve essere sempre il lavoratore ad adattarsi. Il settore deve semplificare, diventare più prevedibile e programmato, riducendo la dipendenza da soluzioni improvvisate e costruendo percorsi più solidi.
Una logistica che investe nelle persone non solo evita blocchi operativi, ma acquisisce anche un reale vantaggio competitivo.
La carenza di personale non è un fenomeno passeggero: è una delle principali sfide della logistica italiana. Chi saprà affrontarla con strategia, visione e continuità garantirà alla propria azienda maggiore stabilità, migliori livelli di servizio e una competitività più duratura.
di Fabrizio Leone
