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Scaffalature e unità di carico: guida alla scelta del sistema ideale
Definire correttamente UDC e scaffalature è il primo passo verso un magazzino efficiente e ben automatizzato


Unità di carico

Scaffalature e unità di carico: guida alla scelta del sistema ideale

5 Gennaio 2026

In un contesto sempre più orientato all’automazione del magazzino, la scelta delle scaffalature e delle unità di carico (UDC) rappresenta uno snodo critico, spesso sottovalutato. Senza una corretta definizione di questi elementi strutturali, nessun sistema automatico potrà offrire le prestazioni attese. A ribadirlo è anche il white paper L’automazione in magazzino. Come scegliere la soluzione giusta?, pubblicato da Logisticamente.it (scaricabile nell’area Risorse del sito) e realizzato in collaborazione con Jungheinrich e AB Coplan, che hanno fornito un prezioso contributo tecnico e consulenziale.

La definizione dell’unità di carico, intesa come elemento fisico atto a contenere materiale, è il punto di partenza di ogni progetto di handling. UDC primarie, secondarie o terziarie devono essere dimensionate non solo in funzione del volume, ma anche della resistenza meccanica, delle condizioni climatiche e della movimentabilità all’interno della catena logistica. Cartoni, pallet, casse e fardelli sono solo alcuni esempi, ma ognuno richiede soluzioni ad hoc.

Scaffalature: intensivo o selettivo? La risposta è nei flussi

Uno degli errori più comuni nella progettazione di un magazzino è quello di adottare sistemi di stoccaggio non coerenti con la selettività richiesta.

Il concetto di selettività, ovvero la possibilità di accedere in qualsiasi momento a ogni UDC, impatta direttamente sulla scelta tra scaffalature a singola profondità e sistemi intensivi:

  • sistemi selettivi: permettono l’accesso immediato a ogni articolo. Indispensabili quando si gestiscono molti codici diversi o rotazioni imprevedibili.
  • sistemi intensivi: come drive-in e scaffalature a gravità, sono ideali per grandi volumi dello stesso codice, ma implicano accessi sequenziali.

Il white paper di Logisticamente.it propone una mappa decisionale utile: se lo spazio è il vincolo principale, la direzione giusta è quella di strutture ad alta densità verticale, ma solo a patto di poter sacrificare la selettività.

Ripiani, porta pallet o mensole? La logica delle UDC guida la scelta

Le scaffalature vanno scelte anche in base alle caratteristiche fisiche delle UDC.

Il documento firmato da Logisticamente.it evidenzia tre famiglie principali:

  • A ripiani: ideali per minuteria, cartoni, componenti sfusi;
  • Porta pallet: lo standard per UDC pesanti o voluminose;
  • A mensole: la scelta preferita per tubi, barre e oggetti lunghi.

Ulteriori distinzioni vanno fatte tra scaffalature FIFO (first in first out), come quelle a gravità, e LIFO (last in first out), come i drive-in, che gestiscono l’accesso secondo sequenze specifiche.

Il sistema giusto è sempre una combinazione intelligente

Ogni magazzino è unico. Di conseguenza, la scelta delle scaffalature non può essere standardizzata.

Come spiegato nel white paper, il sistema ottimale nasce dall’equilibrio tra:

  • natura delle UDC;
  • selettività richiesta;
  • volume di stock per codice;
  • picchi di movimentazione attesi;
  • superficie e altezza disponibili.

L’approccio suggerito è quello compositivo, cioè costruire un layout che possa prevedere più tipologie di scaffalature in zone diverse dello stesso magazzino. Questo consente di ottimizzare sia lo spazio che l’efficienza operativa.

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